Semplicemente un pensiero

Grazie Deborath per aver condiviso con me questa riflessione.

Un saluto a coloro che passano. Lucetta

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Alcune beatitudini del nostro tempo

Ho trovato sul sito www.leparoledegliangeli.com una poesia e condivido con voi i versi che mi hanno colpito maggiormente. Un saluto a tutti. Lucetta 

Beati quelli che sanno ridere di se stessi:
non finiranno mai di divertirsi.

A volte ci riesco se sono io a notare i miei errori, invece se sono gli altri a rimarcarli mi infastidisco.

Beati quelli che sanno apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

Con l’età mi riesce sempre più facile, dimentico facilmente uno sgarbo anche se, dopo averlo ricevuto, ho un momento di tristezza.

Beati voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri
anche contro le apparenze: sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell’amore.

Ecco su questo ci sto lavorando e penso ci vorrà del tempo e l’aiuto di Dio.

E voi?

 

Il tempo della sosta

IL TEMPO DELLA SOSTA

di Fausto Corsetti

Il sole c’è sempre: basta aprire gli occhi. Girarci intorno e annusare il sapore della luce, quella che parla di ciò che è diverso da sé, che invita a dare un nome, il nome giusto a ciò che ci abita intorno e, al tempo stesso, definisce esattamente il nostro volto, i lineamenti che fanno di noi quell’unico e irripetibile mistero che siamo per gli altri, e per noi stessi.

Racconto inedito: questo è ciò che siamo. E così sono anche le pagine di vita che sfogliamo nello scorrere dei giorni. Pagine fatte di volti, storie, segreti, sogni e profondità.

Passare, andare, viaggiare, altro non è che cogliere e abitare, portare dentro e custodire, lasciare tempo. Così, le cose, gli sguardi, le mani, i passi ci vengono incontro e cominciano a parlare, a indicare, a stringere, ad accompagnare. Tutto può diventare nostro, quando tutto è lasciato al posto giusto.

Tutto ci appartiene, quando accettiamo che gli altri siano importanti, significativi, significanti per la nostra solitudine, per il nostro essere noi stessi.

Solitudine e convivialità sono le colonne della casa nuova che è possibile costruire quando si smette di aspettare che siano gli altri a cominciare.

Non è possibile star bene con gli altri, se non si è capaci di restare, di stare in silenzio e solitudine con sé stessi. Cosa è possibile spartire, se non si sa ciò che abita dentro di sé?

Dove tutti odono chiasso, a pochi riesce di udire voci e parole: la voce che parla. Non sono solo il silenzio e la solitudine, dunque, ad avere suono e messaggio. Ovunque è possibile sentire e condividere, vedere e spartire. Convivialità: parola antica, eppure in grado di provocare anche un oggi dove, troppo spesso, si vive soli e lontani, e di creare spazi e tempi di sosta e spartizione.

Ci vuole tempo, più tempo per entrare nella storia dell’altro, una storia che non è mai possibile possedere, ma solo condividere, un incontro che non si può comprendere, ma solo accogliere, una esperienza che non è possibile spiegare, ma solo condividere.

Può bastare anche un pezzo di pane, persino indurito: se messo insieme all’ultimo mezzo bicchiere di vino avanzato a un altro che nulla di più possiede, può diventare una cena, una festa, un incontro. E nessuna festa è possibile, se non vi sia almeno un pezzo di vita da spezzare e da spartire e un frammento di speranza da condividere.

Il tempo della sosta viene buono, ad ogni estate, per farci camminare su sentieri raramente calpestati, per abitare spazi e profondità troppo spesso solo sognate, per farci capire che riusciremo a vivere bene insieme, solo se sapremo star bene con noi stessi.

Le lacrime, sacramento della sete

E’ la prima volta che considero le lacrime non come segno di debolezza ma di profonda sensibilità spirituale. Grazie Elettra.

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larmes-dor-freyja2.pngLarmes d’or di Anne Marie Zilberman

L’altro giorno mi ritrovai in un caffè del centro a parlare con una ragazza. Nel raccontarmi qualche dettaglio della sua vita, cominciò a piangere. Mentre piangeva si scusava con me del fatto che non riusciva a trattenersi. Capii in quel momento quanto il gesto bello e profondo del piangere sia oggi reputato un tabu, un segno di debolezza che a tutti i costi bisogna proteggersi dall’esternare. C’è in quell’istinto di trattenersi non solo un bisogno di volersi mostrare agli altri meno deboli di ciò che si è, ma anche il tentativo di sollevare dall’imbarazzo l’interlocutore che assiste alla scena.

Eppure, le lacrime erano prerogativa dei grandi eroi omerici dell’Iliade e dell’Odissea: Achille, Odisseo, Ettore, Priamo, non si vergognavano di piangere. Anzi, essi sapevano di essere eroi nella misura in cui potevano sentirsi liberi di piangere, in quanto consideravano le lacrime un antidoto all’inerzia…

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Se uno mi ama….

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:  “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. ……..” (Giovanni 14, 23-29)

E’ un brano non facile, ma molto importante. E’ considerato il “testamento spirituale” di Gesù.
Contiene un messaggio molto originale su che cosa intende Gesù per “amare”, amare Dio, amare gli altri, amare se stessi.

«Se …uno mi ama…osserverà la mia parola …».

La proposta di Gesù è piuttosto strana. Capovolge completamente il nostro modo di pensare.
Noi di solito diciamo: quando è che amo Dio?Quando osservo i suoi comandamenti.
Da bambino mi avevano insegnato che se mi comportavo bene voleva dire che amavo Gesù e lui mi avrebbe premiato.
Se ci pensiamo bene, non è così. Infatti se vado in chiesa, non vuol dire che amo Dio. Posso farlo per interesse, per paura, per tradizione.

Che cosa dice invece Gesù?
Gesù dice: se amo Dio … osservo la sua Parola.
Non è un gioco di parole. Il centro non sono più io, non è più il mio dovere, ma Dio, ciò che per me è importante.
Gesù ci ricorda una regola di vita molto importante.
E’ quando faccio una cosa per amore che, anche se mi costa fatica, non la considero un sacrificio, ma la faccio volentieri, con gioia.
Se vado a messa perché devo, diventa solo una formalità, un rito.

Il vero motore della nostra vita non è la volontà, ma la passione.
Pensiamo ai sacrifici che fanno due innamorati.
Per loro non sono sacrifici, ma atti d’amore che fanno con entusiasmo perché li rendono felici.
Quando fai una cosa che ti piace, quando vai a camminare in montagna, fai fatica, devi fare dei sacrifici, ma li fai volentieri perché ti riempiono il cuore di piacere, di bellezza.
La seconda parte della frase di Gesù è ancora più sconvolgente, tocca più la fede che la ragione:
«…e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

Queste parole riassumono la millenaria storia della Bibbia che racconta lo smisurato amore di Dio per l’umanità. Un Dio che vuole piantare la sua tenda dentro il cuore di ogni donna e di ogni uomo di tutte le culture e di tutte le religioni.
Non sono io che vado a Dio, ma è Dio che viene dentro di me.
Se io amo. Dio viene ad abitare dentro di me.
Ogni creatura, ogni persona, quando ama, diventa un tabernacolo di Dio.

Questo è il miracolo.
L’amore è il segno visibile, il sacramento della presenza di Dio tra noi.
Quando amo profondamente una persona, questa mi cambia perché entra in simbiosi con tutta la mia vita.

Il Vangelo di Gesù ci dice che Dio non è un fantasma, non è un oggetto.
Dio è una persona da amare.
“Qualunque cosa farai al tuo fratello lo hai fatto a me!”
L’amore per Dio passa necessariamente attraverso l’amore per gli altri.
Credere è voce del verbo amare.
E’ l’amore l’essenza della nostra fede.
Lo aveva capito molto bene sant’Agostino quando diceva:
“Ama e fa quello che vuoi”

don Roberto don Gabriele parrocchia san Nicolò

 

Alzo gli occhi verso i monti

Evviva!!!!!! E’ consolante per me leggere questa tua riflessione. Sono stanca del pessimismo che mi circonda, di guardare SOLTANTO il male che ci circonda , di sentire dire che DIO ci ha abbandonati…. mentre ancora abbiamo la possibilità di gustare tanta bellezza intorno a noi. Grazie Elettra.

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Non capita tutti i giorni di aprire le imposte e trovare un panorama così: «questo è stato fatto dal Signore, una meraviglia ai nostri occhi». È un’alba così bella che sembra il primo giorno del mondo, davanti a questa luce che illumina anche il buio più profondo. ho scoperto che il Monte Rosa è rosa solo all’alba, tra le 6 e le 6:35; lo spettacolo dura pochi minuti, il «sole che sorge dall’alto» vi si specchia e la roccia si colora, al riflesso, della sua tragica veste meravigliosa. Poi il monte ritorna bianco di neve, lasciando al giorno libertà di procedere, ed al sole, il guizzo di solcare in cielo la sua traiettoria per arrivare puntuale a mezzogiorno. Mi si spalanca il cuore e la lingua si scioglie in una lode cosmica. Affiora abbondante, sulla superficie dei pensieri, la mia strana verità: sono solo un pezzettino di questo universo perfetto…

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La festa della vita

Auguro una santa Pasqua con questo scritto di Fausto che ringrazio molto e lo condivido con voi. Lucetta

 

LA FESTA DELLA VITA

di Fausto Corsetti

 

La Pasqua del Signore, il suo “passaggio” dalla morte alla vita, la festa della vittoria sulla morte che Gesù ha vissuto per aprire all’umanità intera questo orizzonte di amore più forte dell’odio, di luce più forte delle tenebre, di vita più forte della morte! Gesù è risuscitato da morte per essere il vivente per sempre: colui che è nato e vissuto in mezzo a noi, colui che è stato crocefisso e sepolto, è risorto! Noi, forse, non siamo ancora in grado di capire quanto la morte sia terribile: è la fine di ogni rapporto, di ogni affetto, di ogni possibilità di incontro.

La morte è questo, ma Pasqua ci dice che ormai la morte è stata distrutta da Gesù e che la Risurrezione di Gesù è garanzia della Risurrezione di ciascuno di noi che muore. Quelle energie di vita che il Signore aveva manifestato guarendo i malati, dando la vista ai ciechi, sfamando gli affamati, risuscitando i morti hanno riportato oggi la vittoria definitiva sulla morte che ormai non ha più potere sugli uomini, ma è soltanto il “passaggio” dalla vita terrena alla vita eterna, da questo mondo al Regno di Dio.

Questo è il canto del cristiano nel giorno di Pasqua, festa delle feste, perché Cristo è risorto quale primizia di tutti noi, perché la vita ormai si è affermata e in ogni creatura è iniziato un processo, ancora segreto ma già reale, di trasfigurazione. Celebrare la Pasqua, festeggiare questo giorno di gioia grande vuol dire allora impegnarsi anche a vivere giorno dopo giorno come discepoli del Risorto, a testimoniare con il proprio modo di pensare, di parlare e di agire che davanti all’umanità si è aperto un futuro più grande, una realtà di vita in cui il male, il dolore, il peccato e la morte non avranno mai più l’ultima parola, perché l’ultima parola sul mondo è la vita piena annunciata dal Signore risorto!

 

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Sabato santo

Madre del Sabato Santo
Che contempli tuo figlio nel sepolcro
Irraggiungibile nel mistero della sua morte.
Vorresti ancora prenderti cura di lui,
Vorresti amarlo, servirlo,
Vorresti lavare il sangue dalle sue ferite,
Consolare il suo amore tradito,
Custodire ancora le sue parole e il suo cuore.
Ma una pietra vi separa.
“Tu non puoi seguirmi adesso”, l’aveva detto anche a te
Ed è il tuo dolore più grande.
Avresti preferito mille volte morire con lui
A questa attesa impotente,
Avresti preferito morire che aspettare
Senza nemmeno sapere cosa aspetti
Tornerà? Tornerà alla vita questo tuo figlio?
E come sarà quando torna?
Sarà ancora lui? Sarà ancora tuo?
Non ti resta che una vaga promessa
A cui attaccarsi con tanta fede e nessuna speranza
Maria del Sabato Santo,
Maria della fede impotente,
Quando non rimane da fare altro che tacere e aspettare
Donami il tuo cuore
Donami il tuo coraggio
Donami la tua pazienza
Donami il tuo silenzio
Donami la tua attesa

don Fabio Bartoli