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IL digiuno

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Per Carlo

Addio Carlo

Martedì scorso te ne sei andato per sempre e per me è stato un duro colpo. Pensavo ce l’avresti fatta a vincere il male che invece ti ha sopraffatto e vinto a soli 26 anni, a poco più di un anno dalla tua laurea. Vado con la mente ai cinque anni di scuola elementare vissuti insieme e rivivo tanti ricordi belli. Sei stato uno di quegli alunni che ogni insegnante desidererebbe avere perché intelligente, attento, impegnato, disponibile con i compagni e mai presuntuoso. Sempre sereno e mai prepotente nel gioco. Anche se ti so finalmente libero dal dolore fisico, il sapere che non sei più tra noi è duro da accettare. Guardo la foto che ci vede insieme il giorno della tua prima comunione e l’accarezzo. Ora avrai finalmente le risposte a tutti i nostri perché. La tua maestra

Care amiche e cari amici che mi onorate del vostro passaggio,

questa settimana è stata per me molto pesante da vivere e credo che abbiate compreso il perché.
Anticipo la quaresima e quindi farò silenzio a lungo. Ci risentiremo a Pasqua. Vi lascio con uno scritto, non so a chi appartiene, mi è arrivato tramite WhatsApp e desidero condividerlo perchè l’ho apprezzato moltissimo.
Lucetta

 

Oggi, un bimbo mi ha chiesto:
“Ma il cuore sta sempre nello stesso posto, oppure,
ogni tanto, si sposta? Va a destra e a sinistra?”
Io: “No, il cuore resta sempre nello stesso posto, a sinistra..”
Ed intanto penso: “..Poi, un giorno, crescerai.
Ed allora capirai che il cuore vive in mille posti diversi,
senza abitare davvero nessun luogo.
Ti sale in gola, quando sei emozionato.
O precipita nello stomaco, quando hai paura, o sei ferito.
Ci sono volte in cui accelera i suoi battiti,
e sembra volerti uscire dal petto.
Altre volte, invece, fa cambio col cervello.
Crescendo, imparerai a prendere il tuo cuore
per posarlo in altre mani.
E, il più delle volte, ti tornerà indietro un po’ ammaccato.
Ma tu non preoccupartene. Sarà bello uguale.
O, forse, sarà più bello ancora.
Questo però, lo capirai solo dopo molto, molto tempo.
Ci saranno giorni in cui crederai di non averlo più,
un cuore. Di averlo perso.
E ti affannerai a cercarlo in un ricordo,
in un profumo, nello sguardo di un passante,
nelle vecchie tasche di un cappotto malandato.
Poi, ci sarà un altro giorno, un giorno un po’ diverso,
un po’ speciale, un po’ importante..
Quel giorno, capirai che non tutti hanno un cuore,
ma chi lo possiede, incontrandoti arricchirà il tuo…

La pace del cuore (fine )

Come ottenere la pace (S.Francesco di sales ad una figlia spirituale)

Facciamo tre cose, mia carissima figlia, e avremo la pace : abbiamo una pura intenzione di volere, in tutte le cose, l’onore di Dio e la sua gloria; facciamo il poco che possiamo al tal fine, secondo l’opinione del nostro direttore spirituale; e lasciamo a Dio la cura di tutto il resto. Chi ha Dio come oggetto delle sue intenzioni e fa quanto può, perché dovrebbe turbarsi ? Cosa potrebbe temere ? No e poi no, Dio non è cosi terribile con quelli che ama, Egli si contenta di poco poiché sa bene che non abbiamo che poco. Sappiate figlia cara, che nostro Signore è chiamato principe della pace nelle Scritture e che nonostante sia padrone di tutto, tiene tutto nella pace. Nondimeno è vero che prima di stabilire la pace in un luogo vi procura la guerra, separando l’anima da ciò che le è più caro e abituale, vale a dire dall’amore smisurato per se stessa, dall’autocompiacimento ed altri simili.
Orbene, quando nostro Signore ci separa da queste passioni cosi graziose e care, sembra scorticare vivo il nostro cuore. Si provano sentimenti molto amari. Non possiamo evitare di dibatterci con tutta l’anima, perché questa separazione è molto dolorosa. Ma tutto questo dibattersi, ci lascerà nella pace se alla fine non smettiamo di tenere la nostra volontà rassegnata a quella di nostro Signore, lasciandocela inchiodare a suo buon piacere, cosi facendo non tralasceremo affatto i nostri incarichi e il loro svolgimento, ma li eseguiremo coraggiosamente.

Pace ed umiltà
La pace nasce dall’umiltà. Nulla ci turba tanto quanto l’amore proprio e la stima che abbiamo di noi stessi… Come mai, quando cadiamo nell’imperfezione e nel peccato, siamo sorpresi, turbati e impazienti ? Senza dubbio pensavamo di essere validi, risoluti e stabili. Di conseguenza, quando vediamo che non siamo nulla di tutto questo, ci ritroviamo col naso a terra e constatiamo di esserci sbagliati, siamo turbati, offesi e inquieti. Se prendessimo seriamente coscienza di quello che siamo, invece di stupirci perchè ci vediamo a terra, ci meraviglieremmo di come possiamo ancora restare in piedi.
Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
Tutto si converte in favore di coloro che amano Dio. In verità, poiché Dio può e sa trarre il bene dal male, per chi lo farebbe se non per quelli che, senza riserve, si sono donati a lui ? Orbene, perfino i peccati (dai quali Dio nella sua bontà ci difenda!) sono ridotti dalla divina Provvidenza al bene di coloro che gli appartengono.
Davide non sarebbe stato tanto pieno di umiltà se non avesse peccato, né Maddalena così innamorata del suo Salvatore se non le fossero stati perdonati tanti peccati che non avrebbero potuto essere perdonati se non fossero stati commessi.

Ditemi, vi prego, cosa ne farà delle nostre afflizioni, delle nostre fatiche, e delle persecuzioni ricevute ? Se dunque succede che siate toccati da qualche dispiacere, di qualunque genere possa essere, rassicuratevi poiché se amate molto Dio, tutto si convertirà in bene. Se Dio getta il fango dell’ignominia sui vostri occhi è per donarvi una buona vista e farvi assistere ad uno spettacolo d’onore. Se Dio permette che cadiate, come nel caso di san Paolo, da lui gettato a terra, è per innalzarvi alla sua gloria.
Desiderare in modo assoluto solo Dio, il resto con moderazione
Non bisogna volere in modo assoluto che Dio, instancabilmente, fortemente. Il modo di servirlo, però non bisogna desiderarlo che dolcemente e moderatamente, affinché se siamo impediti di farlo, non ne siamo scossi.

Pace davanti ai nostri difetti
Bisogna sì detestare i nostri difetti ma con un avversione calma e tranquilla, non certo contrariata e turbata. Prenderne atto pazientemente e trarne il profitto di una santa umiliazione di noi stessi.
Altrimenti, figlia mia, le imperfezioni che sottilmente vedete in voi vi turbano ancora più sottilmente e cosi si mantengono, non essendovi nulla che conserva di più le nostre tare che l’inquietudine e la fretta di eliminarle.

FINE

La pace del cuore (16)

La pace, cammino verso la perfezione

L’esperienza vi mostrerà che la pace, che riverserà nella vostra anima la carità, l’amore di Dio e del prossimo, è la via più diretta verso la vita eterna.
Abbiate cura di non lasciare mai che il vostro cuore si preoccupi, si rattristi, si commuova, né che conviva con quanto potrebbe causargli inquietudine, ma lavorare sempre per mantenerlo tranquillo, poiché il Signore dice: Beati i pacifici. Fate questo e il Signore edificherà, nella vostra anima, la città della pace e farà di voi la casa delle delizie. Ciò che si aspetta da parte vostra è solo che tutte le volte in cui vi capita di preoccuparvi, sappiate riacquistare la calma e la pace da soli, nelle opere, nei pensieri e nei movimenti, senza eccezione.
Cosi come una città non si edifica in un giorno, non pensare affatto di arrivare in un sol giorno alla pace e all’acquietamento interiore, perché si tratta di edificare una dimora per Dio e che voi diventiate suo tempio. Sarà lo stesso Signore a costruire : senza di lui il vostro lavoro sarà inutile. D’altra parte considerate che questo edificio ha per fondamento l’umiltà.

Tenere l’anima libera e senza vincoli
Che la vostra volontà sia sempre pronta ad ogni evenienza e che il vostro cuore non sia assoggettato a nulla. Quando formulerete qualche desiderio, che sia fatto in modo di non provare poi alcuna pena in caso di fallimento, di custodire l’animo in pace come se nulla aveste sperato, la vera libertà consiste nel non legarsi e niente. E’ proprio cosi, senza vincoli, che il Signore vuole la vostra anima, per potervi operare le sue grandiose meraviglie.

Cosa fare quando abbiamo peccato ?
Quando tu ti trovi ferita ( si riferisce ad un anima) per essere caduta in qualche difetto per tua debolezza, ovvero talora per volontà e malizia, non t’inquietare per questo, ma rivolgendoti subito a Dio digli cosi: ” Ecco, Signor mio, cosa ho fatto da quello che sono, né da me altro ci si poteva aspettare che cadute “. E qui con un poco di calma umiliati ai tuoi occhi, rammaricati dell’offesa del Signore e senza confonderti sdegnati contro le tue viziose passioni, principalmente contro quella che ti ha cagionato la caduta. Seguita poi: ” Né mi sarei fermata qui, Signore, se tu per bontà tua non mi avessi tenuta “ E qui, rendigli grazie ed amalo più che mai,stupendoti per tanta clemenza poiché offeso da te ti porge la mano destra perchè tu non cada di nuovo. In ultimo dirai con una gran confidenza nella sua infinita misericordia: “ Fa’ tu, Signore, da quello che sei : perdonami, nè permettere che io viva da te separata, né lontana giammai, né che più ti offenda “. E fatto questo, non ti dare a pensare se Iddio ti abbia perdonato o no, perché ciò non è altro che superbia, inquietudine di mente, perdita di tempo ed inganno del demonio sotto colore di diversi buoni pretesti. Però lasciandoti liberamente nelle mani pietose di Dio, seguita il tuo esercizio come se non fossi caduta.

Poiché l’amore non dimora che nella pace, vi raccomando di avere sempre cura di conservare per bene la santa tranquillità di cuore. Tutti i pensieri che procurano inquietudine e agitazione di spirito non vengono affatto da Dio, poiché egli è il principe della pace. Sono tentazioni del nemico e pertanto bisogna scacciarle e non tenerne conto. Bisogna vivere tranquillamente in tutto e per tutto. Se ci arriva una sofferenza, interiore o esteriore, la dobbiamo accettare tranquillamente. Se ci arriva una gioia accogliamola con eguale tranquillità, senza trasalire. Dobbiamo fuggire il male ma bisogna che sia fatto tranquillamente, senza preoccupazione, poiché altrimenti nella fuga potremmo cadere e dare occasione al nemico di ucciderci. Dobbiamo fare del bene ? Facciamolo serenamente altrimenti potremmo commettere molti errori con l’agitazione. 

(continua)

 

La pace del cuore (15)

La via regale dell’amore

La via migliore di procedere è basata sulla pace, la libertà, l’abbandono fiducioso in Dio, l’accettazione tranquilla delle nostre infermità ed anche delle cadute. La sola perfezione è quella dell’amore. In questa via vi è più amore vero per Dio. Secondo il Vangelo è più perfetto colui che ama di più, non colui che si comporta in modo esternamente irreprensibile.
La condotta perfetta non è quella che corrisponde all’immagine che a volte ci facciamo della perfezione, come potrebbe essere un comportamento impeccabile e senza sbavature. Essa è quella dove si nutre più amore disinteressato per Dio e meno ricerca orgogliosa di se stessi.
Colui che accetta d’essere debole, di cadere spesso, di non essere nulla ai propri occhi né a quelli degli altri – senza però preoccuparsene eccessivamente poichè ha fiducia in Dio e sa che il suo amore è infinitamente più importante delle sue imperfezioni e delle sue colpe – ama molto più di colui che spinge la preoccupazione della propria perfezione fino all’inquietudine. E’ meno centrato su se stesso e più su Dio.

Beati i poveri di spirito perché a loro appartiene il regno dei cieli, illuminati dalla Spirito Santo, hanno imparato ad accettare gioiosamente la loro povertà mettendo tutte le loro speranze non in se stessi ma in Dio. Egli stesso sarà la loro ricchezza, la loro perfezione, la loro santità, la loro virtù. Beati coloro che sanno amare la propria povertà , perché essa è la meravigliosa occasione donata a Dio di manifestare l’immensità del suo amore e della sua misericordia. Diventeremo santi il giorno in cui la nostra incapacità e il nostro nulla non saranno più per noi causa di tristezza e d’inquietudine bensì di pace e gioia.

Questo cammino basato sulla gioiosa accettazione della propria povertà non è affatto una rassegnazione . E’ il percorso più rapido e sicuro verso la perfezione, perchè ci predispone ad essere docili all’azione della grazia come bimbi che si lasciano condurre dall’amore misericordioso del Padre, laddove le proprie forze non arriverebbero mai.
Principio fondamentale : ” Io non mi scoraggio mai ! ” E’ una frase di Teresa di Gesù bambino.
Altro principio pratico, molto utile, è il seguente : se non sono capace di fare grandi cose, non mi scoraggio, ma ne faccio delle piccole ! A volte, perchè incapaci di grandi gesti, di atti eroici, trascuriamo le piccole cose, alla nostra portata che tanto sono feconde. Apriamo il nostro cuore a queste parole di Gesù : ” Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. ” (Mt 25,21). Se il Signore ci troverà fedeli nel perseverare nei piccoli sforzi per piacergli, interverrà lui stesso e ci stabilità in una grazia più elevata. Quindi se non sono ancora capace di mantenermi nella pace davanti a situazioni difficili, che io cominci a sforzarmi di custodirla nelle situazioni più semplici, assolvendo tranquillamente e senza nervosismo i miei compiti quotidiani, avendo cura di fare bene ogni cosa al momento presente senza preoccuparmi della successiva, parlando tranquillamente e con dolcezza a quelli che mi circondano, evitando un’eccessiva fretta nei gesti o nella maniera, per esempio, di salire le scale ecc. I primi gradini della scala della santità possono essere quelli del mio appartamento. L’anima si rieduca molto spesso attraverso il corpo. Le piccole cose fatte con amore e per accontentare Dio apportano un grande beneficio alla nostra crescita. E’ uno dei segreti della santità di Teresa di Gesù Bambino.
Se perseveriamo in questo modo, potremo vivere la parola di san Paolo : ” Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri in Cristo Gesù. ” (Fil 4,6-7)
E questa pace nessuno potrà rapirla dal nostro cuore.

(continua)

La pace del cuore (14)

L’inquietudine di fronte a decisioni da prendere

Esaminiamo ora un’ ultima ragione che ci fa perdere ogni tanto la pace, cioè il turbamento della coscienza che può attanagliarci quando dobbiamo prendere delle decisioni. Abbiamo paura che quanto decidiamo possa avere delle spiacevoli conseguenze, temiamo di non fare la volontà del Signore e altre cose simili.
Tali situazioni possono essere molto penose. L’atteggiamento generale di abbandono e di fiducia di cui abbiamo parlato, quel rimettere tutto nelle mani di Dio, che fa sì che non ” drammatizziamo ” mai nulla ( neanche le conseguenze che possono avere i nostri errori) sarà molto utile in queste situazioni di incertezza.
La prima cosa da dire è che uno degli errori da evitare, di fronte a una decisione importante, è quello di avere fretta eccessiva e della precipitazione. Una certa lentezza è spesso necessaria al fine di considerare meglio le cose e lasciare il nostro cuore orientarsi tranquillamente e dolcemente verso una buona soluzione. San Vincenzo de’ Paoli prendeva le decisioni inerenti ai problemi che gli si presentavano solo dopo ponderate riflessioni e soprattutto preghiere, al punto che quanti lo circondavano lo trovavano troppo lento a decidere. Ma l’albero si giudica dai frutti.
Prima di prendere una decisione, bisogna fare tutto il possibile per vedere le cose chiaramente e non decidere in modo frettoloso. Occorre analizzare la situazione e i suoi differenti aspetti, considerare attentamente le nostre motivazioni, per potere decidere con cuore puro e non in funzione del nostro interesse proprio, pregare per chiedere l’illuminazione dello Spirito Santo e la grazia di agire in conformità alla volontà di Dio, e semmai, infine, domandare il consiglio a persone che possano farci vedere le cose sotto la giusta luce.
Dobbiamo sapere che ogni persona potrà incontrare, soprattutto nella propria vita spirituale, alcune situazioni in cui non sempre sarà in grado di discernere e mantenersi nella pace senza ricorrere a una guida spirituale. Il Signore non vuole che siamo autosufficienti. Fa parte della sua pedagogia, permettere che a volte ci ritroviamo nell’impossibilità di trovare luce e pace da soli, senza la mediazione di un altra persona con la quale ci confidiamo.

Vi è in questa apertura del cuore un atteggiamento di umiltà molto gradito al Signore, che spesso neutralizza le trappole che il nemico ci tende per farci cadere in errore e turbarci.
Quando ci sforziamo di ricercare la volontà di Dio, spesso il Signore ci parla in diversi modi e ci fa comprendere chiaramente come dobbiamo comportarci, soprattutto se si tratta di decisioni importanti.
Ma può succedere che una persona, non riceva una risposta chiara, pur ricercandola. Questo è del tutto normale. Dio ci lascia semplicemente liberi e, per ragioni sue, non si manifesta.
Dobbiamo accettare tranquillamente che il Signore ci lasci nell’incertezza e non volere forzare le cose inutilmente.
Suor Faustina Kowalska: ” Quanto noi consideriamo buono, Dio lo accetta e lo considera buono. Non ci si rattristi, se dopo un certo tempo non si vedono buoni risultati. Dio guarda l’intenzione con cui avviamo le cose e accorerà la ricompensa secondo questa intenzione. E’ un principio che dobbiamo seguire ” ( Diario spirituale)

Cosi come c’è la falsa umiltà e la falsa compassione, esiste a volte ciò che potremmo chiamare ” una falsa obbedienza ” a Dio : vorremmo essere sempre assolutamente certi di fare la sua volontà e di non sbagliare mai. In questo atteggiamento c’è tutta via qualcosa che non è proprio giusto per diversi motivi.
Da un lato, questo desiderio di sapere quello che Dio vuole, nasconde talvolta, una certa qual difficoltà a sopportare una situazione d’incertezza : vorremmo essere esonerati dal dovere decidere noi. Spesso, però, il Signore vuole proprio che sappiamo decidere, anche se non siamo sicuri. In realtà, nella capacità di decidere nell’incertezza, vi è un atteggiamento di fiducia e di abbandono: ” Signore, ho riflettuto e pregato per sapere quale fosse la tua volontà . Non vedo le cose molto chiaramente, ma non mi turbo. Non intendo passare ore e ore a rompermi la testa: decido per tale cosa, perchè, tutto considerato, mi sembra la migliore, e abbandono tutto nelle tue mani. So bene che anche se dovessi sbagliare non me ne vorresti, perchè ho agito con una certa intenzione e sarai capace di trarre del bene da questo errore. Sarà per me fonte di umiltà e ne riceverò insegnamento.
Ci piacerebbe essere infallibili, ma questo desiderio nasconde spesso molto orgoglio e anche la paura di essere giudicati dagli altri.
Colui che accetta di sbagliare di tanto in tanto manifesta una vera umiltà e un sincero amore verso Dio.
Liberiamoci dalla falsa idea che abbiamo, su ciò che Dio esige da noi: Dio è padre, buono e compassionevole, conosce le infermità dei suoi piccoli e sa che sono limitati nel giudicare. Egli ci chiede buona volontà , intenzione retta, ma in nessun caso esige che siamo infallibili e che tutte le nostre decisioni siano perfette.
IL Signore preferisce che decidiamo senza tergiversare, anche quando siamo nell’incertezza, e che ci rimettiamo nelle sue mani per tutto ciò che accadrà, piuttosto che tormentarci senza mai decidere. Poiché vi è molto più che abbandono e fiducia – dunque amore – nel primo atteggiamento che nel secondo.
Dio desidera che camminiamo nella libertà di spirito senza troppi cavilli, il perfezionismo non ha niente a che vedere con la santità.
Il demonio che cerca d’ infastidirci, fa si che ci domandiamo per ogni minima decisione se quello che andiamo a fare è o meno la volontà del Signore e suscita inquietudini, scrupoli e rimorsi di coscienza.
Dobbiamo si avere un costante e profondo desiderio di obbedire a Dio, questo però deve originarsi nell’amore e non nella paura. Proviene dallo Spirito Santo, solo se è accompagnato da pace, libertà interiore, fiducia e abbandono, non certo se è causa di turbamento che paralizza la coscienza e impedisce di decidere liberamente.

(continua)

La pace del cuore (13)

Che fare quando abbiamo peccato ?

Dall’insieme di quanto appena detto, emerge una regola di condotta per noi molto importante, da tenere presente quando ci capita di cadere nella vita spirituale.
Certo, dobbiamo provare un dolore vivo per avere peccato, domandare perdono a Dio, supplicandolo umilmente di accordarci la grazia di non offenderlo più in un modo simile, prendere, se necessario, la risoluzione di confessarci, appena possibile.Tutto questo però senza rattristarci, né scoraggiarci, bensì cercando di ritrovare al più presto la nostra pace e riprendendo normalmente la nostra vita spirituale.

Ecco un esempio concreto : quando cadiamo in una mancanza qualunque siamo attanagliati dal turbamento, siamo spesso tentati di rallentarci nella vita di preghiera, di non prendere più, ad esempio, il nostro tempo abituale di adorazione silenziosa. Troviamo delle buone giustificazioni: ” Come posso presentarmi a Lui, in questo momento, proprio io che sono caduto nel peccato ?
Potranno anche passare diversi giorni prima di riprendere le nostre abitudini di preghiera. Questo è un errore grave, non è che falsa umiltà ispirata dal demonio. Occorre invece non cambiare assolutamente nulla della nostra abituale pratica di preghiera. Dove potremo trovare la guarigione se non vicino a Gesù ?

Bisogna smascherare un importante illusione: non vorremmo presentarci al Signore che puliti, ben pettinati e contenti di noi stessi! Ma c’è molta presunzione in questo atteggiamento, tutto considerato, vorremmo volentieri potere fare a meno della misericordia.
La vera santità, al contrario, consiste nel riconoscere sempre più che dipendiamo completamente dalla sua misericordia.
Se è vero che è pericoloso fare il male – questo è già assodato – e che dobbiamo fare di tutto per evitarlo, è anche vero che lo sarebbe altrettanto, considerata la nostra natura, fare altrettanto del bene.
In verità, segnati dal peccato originale, abbiamo una tendenza tanto radicata all’orgoglio, che è molto difficile, anzi impossibile, fare del bene senza appropriarcene un poco, senza attribuire almeno una parte alle nostre capacità e alla nostra santità.
Se il Signore non ci permettesse di fare, di tanto in tanto, qualche sbaglio, e di ricadere in qualche imperfezione, saremmo in grave pericolo. Cadremmo nella presunzione, nel disprezzo per gli altri e dimenticheremmo che tutto ci viene da Dio gratuitamente. Nulla come un tale orgoglio impedisce il vero amore.

(continua)

 

La pace del cuore (12)

Dio può trarre il bene anche dalle nostre colpe

Non bisogna prendere troppo sul tragico le nostre mancanze, perché Dio è capace di trarne del bene. Santa Teresa di Gesù Bambino amava molto questa frase di san Giovanni della Croce : “L’amore sa trarre profitto da tutto, dal bene come dal male che trova in me, e trasformare le cose in sé . ”
La nostra fiducia in Dio deve arrivare fino a questo: credere che Egli è tanto buono e potente da trarre profitto da ogni cosa, compresi i nostri errori e le nostre infedeltà. Quando cita la frase di san Paolo. “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio “, sant’Agostino aggiunge : “Etiam peccata “, anche il peccato !.
Certo dobbiamo lottare energicamente contro il peccato e correggerci dalle nostre imperfezioni. Dio vomita i tiepidi, e nulla raffredda tanto l’amore quanto la rassegnazione ad una certa mediocrità ( d’altronde questa rassegnazione non è che una mancanza di fiducia in Dio e nella sua capacità di renderci santi !). Inoltre quando siamo stati causa di qualche male, dobbiamo cercare di riparare, nella misura del possibile. Ma non dobbiamo cedere allo sconforto poiché Dio, una volta che ci siamo rivolti a lui con cuore pentito, sarà capace di fare scaturire un bene dalle nostre colpe. Almeno questo : cresceremo nell’umiltà ed apprenderemo a riporre sempre meno fiducia nelle nostre forze e sempre più in Lui.
La misericordia del Signore è tanto grande da utilizzare gli errori a nostro vantaggio !

Un mistico fiammingo del medioevo, scrive : ”
Il Signore, nella sua clemenza, ha voluto ritorcere i nostri peccati contro loro stessi e per noi; ha provato il modo migliore di renderli a noi utili, di convertirli nelle nostre mani in strumenti di salvezza. Che tutto questo non diminuisca di nulla il nostro timore di peccare, né il nostro dolore per avere peccato. Ma i nostri peccati sono diventati per noi fonte di umiltà. ” Aggiungiamo anche che possono in ugual misura diventare fonte di dolcezza e misericordia verso il prossimo. Proprio io che cado tanto facilmente, come posso permettermi di giudicare il mio fratello, come posso non essere misericordioso nei suoi confronti, cosi come il Signore e’ stato con me ?
Dunque, dopo una colpa qualsiasi, invece di restare definitivamente ripiegati su se stessi, rimurginandone il ricordo, volgiamoci subito a Dio con fiducia, anzi ringraziamolo del bene che la sua misericordia trarrà da questo peccato.
” Per conservare il tuo cuore pacifico in tutto occorre anche che tu lo difenda e custodisca da certi scrupoli e rimorsi interiori che sono alcuna volta del demonio, sebbene (perché ti accusano di qualche mancamento) pare che vengano da Dio. Dai frutti loro conoscerai donde procedono.
Se ti abbassano, ti fanno diligente nel bene operare, né ti tolgono la confidenza in Dio, li devi ricevere come venissero da Dio con rendimento di grazie, ma se ti confondono e fanno pusillanime, diffidente, pigro e lento nel bene, tieni pur per cosa certa che vengono dall’avversario; però non dando loro orecchio, prosegui nel tuo esercizio. ” ( Il combattimento spirituale)

(continua)