La falsa realtà di Instagram

Ho trovato questo post molto INTERESSANTE.

ORME SVELATE

Instagram è il Social del momento. Molti giovani sono alla ricerca del successo, postando foto di qualsiasi genere con l’obbiettivo di ottenere sempre più follower. I social network nacquero come possibilità di incontro virtuale, per aumentare le opportunità di cambiamento o accrescere le proprie relazioni all’interno di una rete sociale.

Social Prison (Mehraab Moqadamii)

Da un certo punto di vista, inutile negarlo, hanno portato a molti vantaggi, soprattutto per le grandi aziende, ma gli studiosi parlano sempre più di frequente di impression Management: la facoltà di presentarsi a proprio piacimento, di far vedere agli altri solo i momenti più interessanti della vita e far credere a chi ci segue che tutto quello che facciamo è assolutamente incredibile. La realtà virtuale favorisce la moltiplicazione delle identità, piuttosto che la loro integrazione, soprattutto nei giovani dove lo sviluppo della personalità, può essere rallentato. Le opportunità di modificare la propria identità e di…

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Seguire

Grazie. Riflessione che condivido pienamente.L’umiltà è una virtù RARISSIMA e così pure l’affidamento a Dio

La fontana del villaggio

dypshpv9frtb4um60xe9xqamp0libtzw94msgmcued4pxf5o5m0yn8xwaawhcf2poppfajtmeb2msf9zi0rapkxl6l1q.jpg?w=1200Quando penso alla vicenda dei magi una cosa mi colpisce: i magi sono uomini che hanno seguito. Hanno seguito la stella, certo, ma, attenzione, non per fede. Hanno seguito la loro conoscenza, la loro comprensione delle cose, basata oltretutto su un presupposto errato e idolatrico, quella scienza astrologica che la Chiesa ha sempre considerato fuorviante.

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Buon Natale!

E’ un post di 10 anni fa ma i sentimenti che ho nel cuore sono sempre gli stessi. Vi auguro la serenità che nasce dal fatto che ci sentiamo a posto con la nostra coscienza. Un abbraccio a tutti voi che passate facendomi sentire la vostra presenza. GRAZIE.

"Semplicemente insieme" Lucetta

 

 

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Con questi pensieri tratti dal web, auguro a TUTTI
di impegnarsi per essere seminatori di pace.
Un piccolo seme buttato… già indicherà che abbiamo
capito il significato del “NATALE”.Auguri di cuore.
Lucetta
 
Non costruisco la pace quando non apprezzo lo sforzo,
la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando
sono indifferente al bene e al male degli altri;
non costruisco la pace quando lavoro per due per poter
comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova
lavoro e non ha il necessario, l’indispensabile per vivere;
non costruisco la pace quando non perdono, quando non
chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi,
anche se mi sento offeso o credo di aver ragione;
non costruisco la pace quando chiudo la porta del cuore,
quando non faccio niente per unire, conciliare, scusare;
non costruisco la pace quando penso solo ai fatti miei,
al mio interesse…

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Cosa devo fare?

La solidarietà, la giustizia, l’onestà (…la santità…): sono faccende che devono riguardarmi, sono i ‘valori’ che diventano risposta vera per un nuovo stile, risposta al “cosa devo fare”. – Sono io che devo dividere con gli altri il mio tempo e piantarla di trattenerlo tutto e solo per farmi i fatti miei; – sono io che devo essere persona giusta e onesta che sceglie il dialogo come strumento di confronto e rifiuta la violenza e l’intolleranza, che sceglie il parlare ed il guardare negli occhi l’altro e non ricorre al sotterfugio o l’insinuazione che uccidono le persone e le mettono ‘fuori gioco’, fuori della vita.
E ci stiamo ancora chiedendo che cosa dobbiamo fare?
E se insegnassimo ai nostri figli a rispondere che: “ da grande voglio fare le persone onesta, pulita, giusta, capace di voler bene”.
E se noi ‘grandi’ fossimo testimoni più credibili di uno stile diverso?
Allora, loro e noi, qualsiasi professione ci capiti di esercitare, sarà comunque fatta nell’unico modo vero per costruire un mondo bello da abitare, da vivere, da inventare.
Ecco, quello che “dobbiamo fare”: vivere il Cristo, la sua Parola e la sua Vita.
Lui sarà il punto di riferimento del nostro “fare”.

(don Gigi)

 

 

 

Avvento…attesa…speranza

E’ iniziato l’Avvento. Un nuovo anno liturgico.
In questo cammino ci accompagnerà il vangelo di Luca.
Avvento vuol dire: attesa, speranza.
“Senza speranza, diceva Leopardi, non si può vivere”.

Il brano (di Luca 21,25-28.34-36 ) è un brano piuttosto difficile da interpretare.

Fa parte del genere letterario apocalittico.
Gesù non vuole incuterci paura. Vuole invece aiutarci a sperare.
Vuole darci una mano per affrontare con fiducia le difficoltà della vita.

«Alzatevi e levate il capo, state svegli, perché la vostra liberazione è vicina»

Che significato può avere per noi oggi questo invito: alzatevi, state svegli?
Anche oggi è più facile cogliere i segni della paura che della speranza.
Guerre, fame, violenza sulle donne, immigrazione, furti, purtroppo sono i drammi di ogni giorno.
Stiamo vivendo una profonda crisi, economica, sociale, politica, religiosa.
Anche oggi c’è tanta gente sfiduciata, che non attende più nulla.
Pensiamo ai tanti giovani senza lavoro, senza futuro.
Pensiamo ai tanti anziani soli e dimenticati da tutti.
La tentazione è quella di lasciarsi andare. Perché impegnarsi? Perché protestare? Perché andare a votare? Tutto fa schifo. Tanto non cambia nulla.
“Alzatevi, state svegli”! La cultura di oggi usa altre espressioni, ma il significato è lo stesso: “Indignatevi!” è il titolo di un bellissimo libretto dell’intellettuale francese Sthéphane Hessel.

Il periodo dell’Avvento è un piccolo viaggio della speranza.
Vivere l’Avvento vuol dire imparare a cogliere i piccoli “germogli” di speranza che sono in noi e attorno a noi, adesso, oggi.
Una delle parole che sentiremo spesso in queste settimane è “l’attesa”.

Quale può essere il significato di questo invito ad attendere?
Per Gesù l’attesa è uno stile di vita, è un atteggiamento, un modo di interpretare tutta la vita.

«State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in affanni …».

C’è sempre per tutti il pericolo di addormentarsi. Di essere presi dalla paura. Di non accorgerci di quello che ci sta accadendo intorno.

Gesù ci invita a non fermarci a guardare avanti a non sentirci soli, ma a scoprire il “Dio che viene oggi” attraverso tanti piccoli segni di speranza.

Il Dio del Vangelo è un Dio che mi si fa vicino nei piccoli gesti quotidiani: nel sorriso di una persona, nella disponibilità di uno che ti ascolta,
nella gentilezza di uno sconosciuto che incontri per caso.

Noi spesso cerchiamo segni straordinari, chiediamo a Dio miracoli.
E non ci accorgiamo che il “Dio della speranza” viene a noi sotto forma di un incontro, di una telefonata, di un amico/a, di un sms, di una parola letta in un libro, di una canzone ascoltata alla radio.

Ma l’Avvento ha anche un altro messaggio molto originale.
Non siamo noi che dobbiamo cercare Dio.
Prima di cercare Dio, dobbiamo lasciarci cercare da lui.
Se vuoi incontrare Dio nell’altro, nella natura, nella vita, prima lo devi accogliere dentro di te.
In ognuno di noi c’è un “piccolo grembo di speranza”.
La filosofa Simone Weil diceva: “Dio non lo si cerca, lo si attende”

(omelia parrocchia san Nicolò. Verona)

 

Apocalypse (is) now!

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Segni nel sole, nella luna e nelle stelle. Sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere.

Insomma, lo scenario è evidentemente apocalittico. Apocalisse. E’ la parola sulla bocca di tutti: dei giornali, delle televisioni, dei cantanti indie. E’ la parola dei giorni nostri, diventata sinonimo di tragedia, di caos e disordine. E ci mette dentro un profondo stato di inquietudine e di paura perché è inevitabilmente associata alla fine. Fine dei tempi? Fine del mondo? Fine dell’uomo? Fine personale o collettiva?

Eppure immaginare una fine ci serve perché è quella fine a determinare il fine. Il sapere di morire ci rende esseri umani: proprio quella fine da senso al nostro esistere, o almeno, così dovrebbe essere. La fine ci preserva dall’oblio e dall’apatia e ci trasforma in cercatori…

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Fai lo zoom!

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Maria si mette a completa disposizione come suolo per venir trasformata in colui che ha bisogno di noi per diventare frutto della terra. I Padri della Chiesa sostengono che pregare non è altro che cambiarsi in desiderio struggente del Signore. In Maria questa orazione viene esaudita: ella è, per così dire, una coppa scoperta del desiderio in cui la vita diviene preghiera e la preghiera vita.

Maria Chiesa nascente, Joseph Ratzinger

Il Magnificat è un canto magnifico, una manciata di parole sbriciolate in versi e declinate in poesia.

Maria fece della lode un obiettivo fotografico, la lente per concentrare la luce del Soggetto sulla pellicola del suo cuore. Scelse un’inquadratura che prevedeva nel mirino un solo soggetto e, messolo a fuoco, zoommò -fece lo zoom- su di Lui! Mi piace pensarlo così, il Magnificat… come lo zoom di Maria su Dio: «ora che il velo del peccato era stato tolto, la donna…

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Asia è stata liberata

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2018-11/asia-bibi-donna-cattolica-pakistan-accusata-blasfemia-liberata.html

Asia Bibi è stata liberata: ora è in una località segreta
Dopo nove anni di carcere, la donna cattolica accusata ingiustamente di aver insultato Maometto, è stata rilasciata. Il governo aveva stipulato un accordo con i radicali islamici per riaprire il caso. Ora si attendono gli sviluppi della vicenda
Asia Bibi, la donna cattolica di 47 anni, madre di 5 figli, condannata a morte per una falsa accusa di blasfemia e assolta il 31 ottobre scorso dalla Corte suprema pachistana dopo circa 9 anni di carcere, è stata liberata ed è stata trasferita, per motivi di sicurezza, in una località segreta. E’ quanto ha detto all’Agenzia France Press il suo avvocato Saif ul-Mulook.
“E’ stata rilasciata – ha riferito l’avvocato – Mi è stato detto che era su un aereo ma nessuno sa dove atterrerà”. L’ordine di rilascio è arrivato oggi al carcere di Multan, nel Punjab, dove la donna era detenuta. Il legale, raggiunto da numerose minacce, ha parlato fuori dal Pakistan, che ha dovuto lasciare affermando di essere in pericolo.
Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, ha chiesto asilo per la sua famiglia negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Canada o in Italia, sostenendo che sarebbe troppo pericoloso per loro rimanere in Pakistan.

Alcuni giorni fa il governo pachistano aveva annunciato il raggiungimento di un accordo con i radicali islamici che avevano paralizzato il Paese con manifestazioni di protesta contro l’assoluzione. Secondo l’intesa il caso di Asia Bibi dovrebbe tornare alla Corte Suprema per un riesame definitivo e la donna dovrebbe essere inserita in una lista speciale che vieta l’espatrio. Gli islamisti avevano annunciato la fine della protesta nazionale ma avvertendo che “se l’accordo non sarà applicato, scenderanno di nuovo in strada”. Ora si attendono gli sviluppi della vicenda.
Sia Benedetto XVI che Papa Francesco hanno seguito da vicino il caso. Nel febbraio scorso Papa Francesco aveva ricevuto in Vaticano i familiari di Asia Bibi, definendola una meravigliosa donna martire. Nel novembre del 2010 Benedetto XVI aveva lanciato un appello per la sua liberazione.