AMARCI, INCONTRARCI,PER AIUTARCI A CRESCERE

Mi sono imbattuta nella lettura di questa “poesia” e non ho potuto fare a meno di domandarmi :” Chi è capace di amare ed essere amato in modo così  completo?” Se a voi è capitato …..raccontate. Un saluto. Lucetta

AMARCI, INCONTRARCI, PER AIUTARCI A CRESCERE

Voglio poterti amare senza aggrapparmi,

voglio apprezzarti senza giudicarti,

raggiungerti senza invaderti,

invitarti senza insistere,

lasciarti senza sensi di colpa,

criticarti senza biasimarti,

aiutarti senza umiliarti.

Se vuoi concedermi la stessa cosa,

allora potremo veramente incontrarci

e aiutarci reciprocamente a crescere.

Virginia Satir, psicoterapeuta statunitense (1916 – 1988).

 

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«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala.»

«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala.»

È un linguaggio duro e deciso, che se fosse preso alla lettera il mondo sarebbe pieno di zoppi e di monchi e di ciechi…
Sono altri i piedi e le mani da tagliare e gli occhi da cavare, non certo quelli che ti servono concretamente per camminare, toccare e vedere. Sono i piedi e le mani (cioè le motivazioni, tutto ciò che sta alla base e che ti fa mettere mano a quello che fai) delle scelte sbagliate che facciamo e che ci costringono a camminare nelle direzioni sbagliate. Sono gli occhi che puntano su falsi traguardi e che c’inducono a non vedere più il traguardo vero del vivere.
È così: ognuno di noi vive e si comporta sulla scorta delle pro­prie scelte fatte e dei traguardi su cui ha puntato. Se scegli il po­tere, il successo, il denaro, il sesso, la droga, l’alcol, l’apparire… sarai visibile nelle conseguenze concrete di tutto questo… e il ri­schio di “scandalizzare” è davvero evidente.
Quando punti gli occhi su un traguardo farai di tutto per rag­giungerlo, e se quel traguardo è falso tutta la tua vita diventerà “falsa” e anche questo è “scandalo” per gli altri, per i piccoli, per i giovani, per tutti.
Sono le scelte sbagliate da “tagliare”. Sono i falsi traguardi da “cavar fuori”.
Mi pare però che non sia tutto così schematico. Noi, infatti, sia­mo capaci di mischiare le cose e di truccare la vita. Siamo capaci di mischiare il giusto con lo sbagliato, il male con il bene. Abbia­mo capito, riusciamo a vedere, vogliamo camminare dietro a Lui… ma ci va di prendere qualche scorciatoia e di vivere un poco le mode; ci va di fare i furbi e i prepotenti e ci va di approfittarne!
Un modo per tagliare sarà quello di fermarci ogni tanto e guardarci addosso con calma e sincerità e di ritornare ai “perché” e ai “come”… sì, con calma, con il suo Perdono, con la semplicità di un bambino che non impiega nulla a riandare in braccio alla sua mamma anche dopo una sculacciata.
Buona vita. Un forte abbraccio. Ciao, don Gigi

È da una mamma che viene la salvezza

GRAZIE Giacomo !!!!!!!

il blog di Costanza Miriano

di Giacomo Bertoni

Alla ricerca di una buona lettura nella libreria di un grande centro commerciale. In mano un paio di libri, lo sguardo scorre distratto sulle note di retrocopertina. Nella corsia davanti alla tua, quella dedicata agli albi illustrati, un bambino continua a emettere urletti e versi senza senso, ogni tanto poi ride così forte che sembra soffocarsi. Il solito bambino maleducato, pensi, abbandonato lì dai genitori, che magari starà pure strappando qualche pagina. Sarà meglio dare un’occhiata.

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“Chi sono io per voi?”

Grazie a suor Ivana per le immagini che sempre mi regala e provo a dire cosa è Gesù per me. Se vi va cari amici ditelo anche voi, mi farebbe piacere leggere i vostri pensieri. Lucetta

Gesù per me è colui che dà un senso alla mia vita…..che non mi fa sentire inutile….che mi aiuta ad andare avanti… a non avere paura o meglio a tenere a bada la paura della vecchiaia, della malattia e della morte….insomma, guardando come ha condotto la SUA VITA su questa terra, risponde a molti miei perchè. Lucetta

 

“Effatà” cioè “Apriti” condivisione

23^DOMENICA -TEMPO ORDINARIO-9 settembre 2018- anno B

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Marco 7, 31-37

I miracoli del Vangelo sono sempre dei “segni”. Al di là della guarigione fisica c’è sempre un messaggio profondo da cogliere.

Quel sordomuto rappresenta ognuno di noi.

Nei nostri rapporti spesso anche noi siamo “sordi“. Non siamo capaci di ascoltare. Peggio tante volte non vogliamo addirittura capire. Siamo incapaci di ascoltare noi stessi. Non sappiamo indagare le esigenze del nostro sentire, del nostro cuore.

Senza ascolto non c’è relazione. E senza relazione nessuno può vivere.

Non solo siamo sordi, ma siamo anche “muti“.

Spesso rimaniamo muti di fronte a situazioni in cui invece dovremmo parlare, anzi urlare. Pensiamo a quante volte non parliamo per paura, per viltà, per comodità.

«E gli condussero un sordomuto»

La persona sorda viene condotta, portata da Gesù. Non ci va spontaneamente.

Tutti abbiamo momenti difficili. A volte è così difficile chiedere aiuto. Spesso non vogliamo aiuto da nessuno. Ci chiudiamo in noi stessi.

Che bello incontrare un amico, una amica che ci prende per mano e…ci aiuta ad uscire dal nostro dolore. Bisogna imparare a lasciarsi prendere per mano.

«Gli pose le dita sugli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua»

Gesù non teme il contatto fisico. Guarisce “con” il suo corpo.

Al sordomuto dà qualche cosa di “suo”. Lo tocca con le sue mani.

Sembra quasi un gesto superstizioso.

Gesù vuole esprimergli il suo affetto, la sua vicinanza.

Ha di fronte un sordomuto, una persona che non è raggiungibile con le parole.

Gli rimane soltanto la possibilità di comunicare con lui attraverso un gesto, un segno.

Pensiamo quante volte ci troviamo in situazioni dove più che delle parole c’è bisogno di piccoli gesti.

Qualche volta basta uno sguardo per capire che uno ti è vicino.

In certi momenti il silenzio, un sorriso, una carezza, una stretta di mano, valgono molto di più di inutili discorsi.

«Emise un sospiro e disse: “Effatà”, cioè “Apriti!”»

Quell’invito: “Effatà-Apriti” è anche per noi. Dobbiamo uscire dal nostro egoismo.

Purtroppo viviamo in una società dove tutti vorrebbero parlare ed essere ascoltati. Pochi sono disposti a tacere e ad ascoltare.

Soltanto quando saremo capaci di ascoltare potremo anche noi dire all’altro “effatà” ed avere il coraggio di liberare la bellezza che c’è in ognuno di noi.

Quando sapremo aprirci all’altro, non saremo più soli.

Scopriremo la meraviglia dell’amicizia, del dialogo, dell’incontro.

( commento tratto dal web)

E comando loro di non dirlo a nessuno”

Ma perché non parlarne ?

Le cronache sono sempre piene di tragedie e di disgrazie…almeno quando succede il miracolo positivo, parliamone.
No, l’ordine è invece di non parlarne per niente.
Ma ci sarà pure un motivo allora, e dovrà essere un motivo importante.
Sì, il motivo è davvero importante perché è strettamente legato alla sua Missione, al perché del Suo essersi fatto Uomo.
Un motivo legato al tentativo di non farci fare confusione.
Capiterà ancora che Gesù chieda di non parlare con nessuno del “miracolo” appena fatto…altre vote invece sceglie di fare i miracoli quando c’è tanta gente.
Ma perché allora ?
Semplicemente perché Lui non vuole passare per un ‘mago’ o uno ‘stregone’ o un ‘guaritore’; perché Lui non è venuto a guarire corpi e basta, ma a guarire quello che è “dentro il cuore dell’uomo”.
Gesù è certamente contro la sofferenza, la malattia, il dolore anche se non potrà toglierli del tutto perché fanno parte del nostro essere creature, persone concrete…
Gesù è certamente contro a tutto quello che è “male” perché il “male” è segno di una creazione rovinata dalla libera scelta dell’uomo…non della Creazione Originaria“bella e buona” del Padre.
E allora combatte la sofferenza, la malattia, il dolore per schierarsi in maniera totale contro il Male. Ma nessuno può fare confusione: Lui non è venuto per guarire il corpo ma per salvare tutto l’Uomo.
Non gli serve la pubblicità del sordomuto guarito dalla sua malattia…perchè la salvezza passerà invece attraverso il Suo perdono, l’ascolto della Sua Parola e il nostro esserne testimoni con la vita.
E’ il Suo essere Figlio del Padre che salverà l’Uomo nella sua interezza.
I “miracoli” allora sono finalizzati a farci capire da che parte sta: contro tutto quello che è male, anche la morte…e lo dimostrerà con la figlia della vedova di Nain, con l’amico Lazzaro…Lui
è il Figlio di Dio, il Risorto.
I “miracoli” allora sono finalizzati ad una catechesi di Risurrezione dalla morte, anche per noi. Buona vita, davvero.

Un grande abbraccio. Ciao, Don Gigi

Immagine elaborata da Sr. Ivana Rigon

 

I sacerdoti e il bene compiuto in silenzio

il blog di Costanza Miriano

Lettera di un sacerdote cattolico al NEW YORK TIMES

Caro fratello e sorella giornalista:

Sono un semplice sacerdote cattolico. Sono felice ed orgoglioso della mia vocazione. Da vent’anni vivo in Angola come missionario.
Vedo in molti mezzi di informazione, soprattutto nel vostro giornale, l’ampliamento del tema dei sacerdoti pedofili, con indagini condotte in modo morboso sulla vita di alcuni sacerdoti. Così si parla di uno di una città negli Stati Uniti negli anni ‘70, di un altro nell’Australia degli anni ‘80, e cosi a seguire di altri casi recenti…
Certamente questo è da condannare!
Si vedono alcuni articoli giornalistici misurati ed equilibrati, ma anche altri pieni di preconcetti e persino di odio.

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Linguaggio duro (condivisione)

XXI DOMENICA TEMPO ORDINARIO 26.08.2018  Gv 6, 60-69

In quel tempo, molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù, infatti, sapeva fin da principio chi erano quelli che non credeva­no e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per que­sto vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è conces­so dal Padre mio».

Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?»

Il suo essere “disceso dal cielo”,
per farsi tutt’uno con noi,
e diventare cibo che si assimila,
nostro pane:
un Dio da mangiare,
da esserne vivi,
di una vita non effimera ma eterna,
tutto questo è difficile per i discepoli,
e resta “duro” anche per noi oggi.
(Ermes Ronchi)

 

Il linguaggio è davvero duro e ho già detto perché mi sento contento di non essere un suo contemporaneo: rischiavo di brutto di tirarmi indietro! Veramente anche adesso non è che l’Amico abbia tanti “discepoli”: la tentazione di mollarlo è troppa. Lo vedi chiaramente nell’età di passaggio dall’essere “ragazzi” al diven­tare “giovani” cosa succede: in tanti scelgono altri maestri, altri cibi da mangiare. Il suo linguaggio è troppo duro; molto più sem­plice e immediatamente appagante seguire “altre parole”.

Continuo comunque a pensare che il mondo giovane lo perce­pisca come un Grande e che ne senta la nostalgia. Così come con­tinuo a pensare che anche il mondo adulto lo senta come la Verità che varrebbe la pena di seguire e come un valido punto di riferi­mento.

Ma sia per i giovani sia per gli adulti, per tutti, non rimane comunque mai facile “seguirlo”.

Arrendersi è la cosa più normale che ci possa capitare. Dovremmo trovare il coraggio e l’umiltà di ripensarci, di ritor­nare, di riprovare ancora. Lo sa anche Lui che non è semplice se­guirlo; e però Lui non è tipo da offendersi se per qualche tempo abbiamo pensato di poterne fare a meno e ci siamo nutriti e abbe­verati ad altre tavole e ad altre fontane… Lui rimane ancora lì ad aspettarci e a camminare accanto e vuole continuare ad essere cibo per farci vivere davvero… e questa è una cosa che anche a noi continua ad interessare molto.

Si tratta allora di verificare i troppi “pifferai” che ci vogliono tirare dalla loro parte e si propongono come maestri capaci di riem­pire la nostra vita. Da chi andremo?

 

    Ma come Signore? Il tuo linguaggio è duro, hanno ragione i tuoi discepoli! Cerchiamo il divertimento e Tu ci proponi la cro­ce, cerchiamo di essere i migliori in ogni campo e Tu ci dici che gli ultimi saranno primi; cerchiamo la tranquillità e Tu ci avvisi che sei venuto a contraddire e che a causa tua persino i fratelli saranno in guerra tra loro. Non sei mica tanto attraente quando parli così! Mi verrebbe voglia di lasciarti perdere!

Ma è Pietro che mi trattiene. Quel tuo amico così impulsivo, così irruente, così sincero da chiederti supplichevole: «Signore, da chi andremo?»

Già, da chi andremo se ti lasciamo? Potremmo andare nelle discoteche, ma le discoteche ad una certa ora chiudono. Potrem­mo andare nei centri di benessere e ricorrere alla chirurgia pla­stica, ma nulla può fermare il tempo e il passare degli anni. Po­tremmo rifugiarci nell’alcool, nella droga o nello sballo, ma quan­do passeremmo il limite ne diventeremmo schiavi. Potremmo an­che chiuderci nella famiglia, ma i nostri genitori se n’andranno prima di noi e i nostri figli prenderanno altre strade. E allora, Si­gnore, da chi andremo? Forse torneremo da Te, perché il tuo lin­guaggio è duro – è vero – ma solo Tu «hai parole di vita eterna».

Don Gigi

 

                                                                                                                           

Il nucleo della felicità

“Secondo Anselm Grün il nucleo della felicità consiste nell’essere se stessi, senza essere ossessionati dal proprio ego. Non farsi illusioni. Accettare di non essere un eroe e non prendersi così sul serio. Cercare di lavorare nelle proprie debolezze, ma non accanirsi su di loro. Staccarsene. Accettarsi con le imperfezioni e le inevitabili contraddizioni. Infatti solo se tolleriamo noi stessi possiamo andare avanti, solo allora diventiamo umani. (Anselm Grun)

Sono d’accordo! Quante sofferenze eviteremmo se ci accettassimo così come siamo, cercando però di eliminare i nostri difetti senza accanimento e di migliorarci  senza l’ansia di primeggiare. Forse con questo atteggiamento riusciremmo anche ad essere più tolleranti verso gli altri. Lucetta

Il dramma di Marchionne e il senso della vita. “Come l’erba sono i giorni dell’uomo…”. Quello che nessuno dice.

Betania's Bar

ANTONIO SOCCI dal Blog LO STRANIERO – 23/7/2018

Segnaliamo un articolo eccezionale di Antonio Socci che tratteggia con grande “mestiere” di giornalista e di cristiano la questione scabrosissima della precarietà della nostra vita con la indispensabile speranza nella salvezza.

Speriamo in una guarigione per Sergio Marchionne anche se sappiamo che non è facile, perché è in gravi condizioni . Di sicuro però è calato di colpo il sipario sul suo ruolo pubblico in quel mondo che una volta era la Fiat degli Agnelli: “Sergio non tornerà più”, ha scritto John Elkann, presidente di Fca, in una lettera ai dipendenti.

Al di là, dunque, dell’evoluzione clinica del suo caso, abbondano i commenti e le considerazioni sulla fine dell’era Marchionne nella Fca. Ma c’è una verità che – in questi casi – resta sempre “non detta”, perché è scioccante e mette tutti noi con le spalle al muro.

Ha balenato quasi di…

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