La Trinità

Oggi è la festa della santissima TRINITA’ :un mistero per noi. Ho trovato nel web questa omelia e la voglio condividere con voi che passate. Buona festa. Lucetta

“E’ sicuramente uno dei temi più delicati e difficili da affrontare.

Come possiamo pretendere di “spiegare” ciò che è assoluto, infinito, onnipotente.

Vorrebbe dire ridurre Dio alle nostre piccole categorie mentali.

L’ «essere di Dio» non sta alla nostra portata. (Castillo)

Di Dio possiamo parlarne soltanto “sottovoce”. Con profonda saggezza Simone Weil  diceva: “parlami di Dio tacendo”.

Pensiamo quante volte nella nostra vita quotidiana ricordiamo il mistero della Trinità:

–         Nel segno di croce…nel nome del Padre, del figlio…

–         Nella preghiera…Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo….

–         Nel Credo…Credo in Dio Padre…credo in Gesù cristo…nello Spirito Santo

Per noi cristiani credere in Dio, vuol dire credere nel Dio di Gesù di Nazareth.

Gesù non ha mai cercato di spiegarci chi è Dio con un concetto. Non ha mai detto che “Dio è l’essere perfettissimo …”. Per “dire” Dio invece ha usato due nomi molto famigliari: “Padre e figlio”. E di loro ci racconta che vivono uno per l’altro, come un abbraccio: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. E ai suoi discepoli ha detto: “ vi manderò lo Spirito Santo”. E lo rappresenta con le immagini del vento, del fuoco, del respiro, dell’anima.

Per Gesù la Trinità non è un concetto da capire, ma un dono da accogliere, un mistero da contemplare.

Che cosa vuol dire allora credere in un Dio che è Trinità?

Un grande filosofo contemporaneo Martin Buber inizia la sua opera più importante Il principio dialogico con le parole: “All’inizio è la relazione…”.

Credo che sia la più bella definizione della Trinità.

Per Gesù il mistero della Trinità non è una astrazione, una formula. E’ invece una realtà meravigliosa.

Con la sua vita e con il suo insegnamento Gesù ci ha raccontato un Dio che è

relazione, comunione, amicizia, incontro, abbraccio. Un Dio plurale.

Un Dio che è nello stesso tempo identità e alterità.

Il Dio di Gesù non è il “motore immobile” di Aristotele, non è nemmeno l’essere perfettissimo del catechismo.

E’ invece un Dio-Abbà-papà. Un Dio che ama, che piange, che soffre, che perdona, che accoglie, che comprende.

E’ un Dio che mi vuole felice, che mi vuole libero, sereno, pienamente umano.

E’ un Dio che percepisco come energia, come forza nel momento in cui anch’io cerco di vivere come relazione, come amore, come dono, come accoglienza.

 

La Genesi infatti ci dice che l’uomo è stato creato a immagine di Dio.

Quindi se Dio è relazione, anch’io sono relazione.

«Il nostro “io” –diceva Hannah Arendt – è un “io plurale”».

Ognuno di noi è un “incrocio” di relazioni: con se stessi, con gli altri, con il creato, con l’Assoluto.

Se voglio essere veramente me stesso devo cercare di vivere in modo profondo le mie relazioni. E se voglio vivere pienamente la mia umanità devo cercare di essere comunione, dialogo, incontro.

 

Qual è l’immagine umana più bella della Trinità?

Forse l’immagine di una mamma e un papà che abbracciano la loro creatura.

L’amore vero e profondo è sempre trinitario, perché genera vita. Le amicizie più belle sono quelle che ci aiutano ad aprirci agli altri, a creare sempre nuove relazioni.

Quando è infatti che siamo tristi?

Quando non riusciamo ad avere o a coltivare relazioni che ci aiutano a star bene. Quando ci rinchiudiamo in noi stessi, quando tagliamo i ponti con tutti, facilmente cadiamo nella depressione. La nostra vita diventa un inferno.

 

Uno dei drammi della nostra società è proprio la solitudine.

Pensiamo alle nostre città, pensiamo ai tanti nostri anziani. Quanta solitudine, quanta sofferenza.

Perché la solitudine ci fa paura?

Perché è contro natura.

Non siamo fatti per essere soli. Abbiamo bisogno dell’altro. Siamo tutti mendicanti di affetto, perché stiamo bene, solo quando abbiamo accanto qualcuno che ci vuole bene.

Come cristiani, fin da bambini, ci hanno insegnato a fare spesso durante la giornata il segno di croce.

Non è un segno magico scacciamalanni e nemmeno un portafortuna.

E’ invece un fare memoria che il nostro Dio è il Dio della relazione.

E’ il Dio che scopro come “Padre” ogni volta che guardo un fiore e provo lo stupore della bellezza.

E’ il Dio che percepisco come “Figlio” ogni volta che anch’io come Gesù mi inginocchio di fronte all’altro per regalarli un sorriso.

E’ il Dio che sento come vento leggero dello Spirito, quando cerco di volermi bene e scopro che il divino è dentro di me.

 

Ma credo che possiamo leggere tutto questo anche in modo molto più laico.

Forse certi giorni ci succede di non aver mai fatto nemmeno un segno di croce e neanche di aver mai pensato a Dio.

Secondo il Vangelo, se nella giornata abbiamo regalato un sorriso a qualcuno, se abbiamo asciugato una lacrima, se siamo andati a trovare un malato, se ci siamo fermati davanti ad un disperato, abbiamo fatto esperienza del Dio-Trinità. “

Pentecoste: vieni Spirito Santo

Vi auguro di essere ricolmati dei doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timore di Dio. Vi lascio questa sequenza per domani, festa di Pentecoste.  Un abbraccio a tutti. Lucetta

 

Invocazione allo Spirito Santo
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.

 

 

 

Invecchiare……

Ho ricevuto questo scritto da un’amica (forse l’ha trovato in internet) e lo condivido con voi. Personalmente mi trovo proprio nell’età giusta ma sono consigli che si possono seguire SOLO se si è in buona salute.  Anche la vecchiaia ha i suoi lati positivi se sappiamo accettarla “con garbo” senza drammatizzare. Da parte mia ci sto provando. Lucetta

I miei amici d’infanzia

Idee del cuore


Avevamo cartelle bellissime. Tutte uguali. Cambiava, talvolta, solo il colore. La mia era rossa. Non pesava da spaccarti la schiena in due. Avevo solo un’insegnante. Che mi faceva appassionare alle materie con la bocca aperta. Ogni sua lode era come una carezza tra i capelli. Tre quaderni. Un astuccio. Pochi libri. Ma dentro tanta curiosità. Ognuno portava tanto rispetto( quando la maestra, entrava in classe, ci si alzava in piedi ), educazione, umiltà e voglia d’imparare. Andavamo a scuola a piedi. Tutti col grembiule. Nonostante abitassi a Milano, non avevo paura. Eravamo sempre in compagnia.


Quando, durante le varie uscite scolastiche, esploravamo il mondo esterno, sembravamo un millepiedi, senza capo ne coda. Non c’erano vigili per attraversare. Gli autisti, si fermavano, senza pigiare in continuazione il clacson. Anzi, ci salutavano divertiti. Spesso, noi, correndo l’uno appiccicato all’altro, per non uscire dalla fila, ridevamo a crepapelle, col fiatone.

Quando andavo a…

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A mia madre

Per la festa della mamma vi dono una poesia dell’amica Elena che ringrazio infinitamente. Lucetta

 

A MIA MADRE

Le tue mani
madre
laboriosi gesti
pazienti e tenaci
a consumare
con scarne parole
la luce del giorno
nel suo lento inarcarsi
nel grembo della sera.

Le tue mani
virtuose fantasie di
ricami e merletti
sapore profumato
di pane quotidiano
fili di vita
sapienti e premurosi
nel candore della mia fanciullezza.

Le tue mani
madre
sospiri e preghiere
nel silenzio profondo
della tua solitudine antica
tenero intreccio con le mie
piccine e insicure
sul tuo morbido petto
il mio sonno tranquillo
a lenirti lontane ferite
per promesse tradite.

S’intrecciano ancora
madre
le mie mani rugose e dolenti
col prezioso ricordo
per gocce di linfa
sui giorni stentati
del mio curvo cammino.

A mia madre Nicoletta , donna di tempra eccezionale e di dolcezza incantevole che mi ha cresciuta, nell’insegnamento della saggezza antica e nello stupore di ogni nuova alba.

Elena Salvatore Ferrante

Per incanto e per amore

L’amico Marghian mi ha fatto ascoltare questa canzone di cui non conoscevo l’esistenza. E’ una preghiera ed ho pensato di farne un post. Lucetta

Fa’ che il tempo di un uomo non sia
un istante e poi via
che non lascia mai niente di sé
nella storia di tutta la povera gente
e che un timido abbraccio non sia
solo un frutto di inverno
ma un seme d’eterno
fa’ che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il senso di un uomo non sia
la paura di amare o la scia
di una barca legata
che non prende il mare
e che questa già vecchia ribelle speranza non sia
più l’assurda distanza
tra gli occhi e le stelle
fa’ che sia così come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il viaggio di un uomo non sia
la bugia di una meta
ma la verità della strada
che è lunga e segreta
e che un pugno di riso non sia
solo un altro abbandono
ma almeno la via di un sorriso e un perdono
fa’ che sia così
per incanto e per amore

fa’ che il cielo dì un uomo non sia
questa notte infinita
ma un’alba di vita
su tutta la terra
e che l’ultima guerra è finita
in un mondo con meno ingiustizia
capace di un gesto di pace e amicizia
fa’ che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il tuo prossimo sia
non soltanto chi ti è accanto
ma anche il prossimo che verrà qui
per incanto fa’ che sia così
per amore fa’ che sia così