Marco 13,24-32

 

Grazie suor Ivana.

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Asia è stata liberata

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2018-11/asia-bibi-donna-cattolica-pakistan-accusata-blasfemia-liberata.html

Asia Bibi è stata liberata: ora è in una località segreta
Dopo nove anni di carcere, la donna cattolica accusata ingiustamente di aver insultato Maometto, è stata rilasciata. Il governo aveva stipulato un accordo con i radicali islamici per riaprire il caso. Ora si attendono gli sviluppi della vicenda
Asia Bibi, la donna cattolica di 47 anni, madre di 5 figli, condannata a morte per una falsa accusa di blasfemia e assolta il 31 ottobre scorso dalla Corte suprema pachistana dopo circa 9 anni di carcere, è stata liberata ed è stata trasferita, per motivi di sicurezza, in una località segreta. E’ quanto ha detto all’Agenzia France Press il suo avvocato Saif ul-Mulook.
“E’ stata rilasciata – ha riferito l’avvocato – Mi è stato detto che era su un aereo ma nessuno sa dove atterrerà”. L’ordine di rilascio è arrivato oggi al carcere di Multan, nel Punjab, dove la donna era detenuta. Il legale, raggiunto da numerose minacce, ha parlato fuori dal Pakistan, che ha dovuto lasciare affermando di essere in pericolo.
Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, ha chiesto asilo per la sua famiglia negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Canada o in Italia, sostenendo che sarebbe troppo pericoloso per loro rimanere in Pakistan.

Alcuni giorni fa il governo pachistano aveva annunciato il raggiungimento di un accordo con i radicali islamici che avevano paralizzato il Paese con manifestazioni di protesta contro l’assoluzione. Secondo l’intesa il caso di Asia Bibi dovrebbe tornare alla Corte Suprema per un riesame definitivo e la donna dovrebbe essere inserita in una lista speciale che vieta l’espatrio. Gli islamisti avevano annunciato la fine della protesta nazionale ma avvertendo che “se l’accordo non sarà applicato, scenderanno di nuovo in strada”. Ora si attendono gli sviluppi della vicenda.
Sia Benedetto XVI che Papa Francesco hanno seguito da vicino il caso. Nel febbraio scorso Papa Francesco aveva ricevuto in Vaticano i familiari di Asia Bibi, definendola una meravigliosa donna martire. Nel novembre del 2010 Benedetto XVI aveva lanciato un appello per la sua liberazione.

 

 

Oggi è anche la nostra festa! (condivisione)

E’ la festa di tutti i Santi…
 
Santi sono tutti quelli che hanno il coraggio e la fantasia e l’Amore di andare dietro a Lui fino in cima alla montagna…e credo che “montagna” stia per “vita”.
Allora i “Santi” sono tutti quelli hanno fatto la fatica di ‘salire la montagna’, di ‘vivere la vita’, provando a mettere in pratica le Beatitudini.
– La santità credo che consista, oltre che nello stare molto allegri (…lo ha detto don Bosco ), credo che consista nell’accettare il ribaltamento della logica di questa cultura dominante…e “le Beatitudini” dicono esattamente il contrario di tutto quello che dice e predica il sistema di potere e di dominio dentro al quale siamo immersi.
– La santità allora non è qualcosa che riguarda solo qualcuno…no, la santità ci riguarda tutti perché tutti siamo chiamati a “diventare santi” e cioè “testimoni”, nel nostro vivere, della Sua Parola, delle Sue Regole… testimoni di Lui.
– La santità è il nuovo modo di stare al mondo, di vivere la vita, di essere “cristiani” finalmente.
   Io sono convinto che, questa Festa, sia la festa della mia mamma e del mio papà, dei miei nonni, di tante persone amiche che hanno passato il confine della vita e che ho imparato a conoscere e ad amare. Sono anche convinto che sia la festa di tante persone che nel silenzio e senza tanto clamore hanno dato la vita per gli altri, giorno dopo giorno.
E sono anche convinto che oggi sia la festa di tutti quelli che stanno cercando, adesso, di mettere in pratica le Sue Regole.
   Che sia anche la nostra festa?

 don Gigi

NOSTALGIA: E’ L’AMORE CHE RIMANE

Dal blog dell’amico ANGELO NOCENT copio  e condivido questa storia che mi ha colpito molto. Lucetta

1-Rogério Brandão oncologo.jpgDr. Rogério Brandão, oncologo – Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là.

Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.

Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me!

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia.
Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo.
L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma.

Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente.

«A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!».

«Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?», le chiesi.

«Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero?».

(Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)

«È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!».

Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.

«E la mia mamma avrà nostalgia», aggiunse.

Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: «E cos’è la nostalgia per te, tesoro?».

«La nostalgia è l’amore che rimane!».

Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane!

Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori.
Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo.

Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante. Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato.Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno.

(Dr. Rogério Brandão, oncologo)

AMARCI, INCONTRARCI,PER AIUTARCI A CRESCERE

Mi sono imbattuta nella lettura di questa “poesia” e non ho potuto fare a meno di domandarmi :” Chi è capace di amare ed essere amato in modo così  completo?” Se a voi è capitato …..raccontate. Un saluto. Lucetta

AMARCI, INCONTRARCI, PER AIUTARCI A CRESCERE

Voglio poterti amare senza aggrapparmi,

voglio apprezzarti senza giudicarti,

raggiungerti senza invaderti,

invitarti senza insistere,

lasciarti senza sensi di colpa,

criticarti senza biasimarti,

aiutarti senza umiliarti.

Se vuoi concedermi la stessa cosa,

allora potremo veramente incontrarci

e aiutarci reciprocamente a crescere.

Virginia Satir, psicoterapeuta statunitense (1916 – 1988).

 

«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala.»

«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala.»

È un linguaggio duro e deciso, che se fosse preso alla lettera il mondo sarebbe pieno di zoppi e di monchi e di ciechi…
Sono altri i piedi e le mani da tagliare e gli occhi da cavare, non certo quelli che ti servono concretamente per camminare, toccare e vedere. Sono i piedi e le mani (cioè le motivazioni, tutto ciò che sta alla base e che ti fa mettere mano a quello che fai) delle scelte sbagliate che facciamo e che ci costringono a camminare nelle direzioni sbagliate. Sono gli occhi che puntano su falsi traguardi e che c’inducono a non vedere più il traguardo vero del vivere.
È così: ognuno di noi vive e si comporta sulla scorta delle pro­prie scelte fatte e dei traguardi su cui ha puntato. Se scegli il po­tere, il successo, il denaro, il sesso, la droga, l’alcol, l’apparire… sarai visibile nelle conseguenze concrete di tutto questo… e il ri­schio di “scandalizzare” è davvero evidente.
Quando punti gli occhi su un traguardo farai di tutto per rag­giungerlo, e se quel traguardo è falso tutta la tua vita diventerà “falsa” e anche questo è “scandalo” per gli altri, per i piccoli, per i giovani, per tutti.
Sono le scelte sbagliate da “tagliare”. Sono i falsi traguardi da “cavar fuori”.
Mi pare però che non sia tutto così schematico. Noi, infatti, sia­mo capaci di mischiare le cose e di truccare la vita. Siamo capaci di mischiare il giusto con lo sbagliato, il male con il bene. Abbia­mo capito, riusciamo a vedere, vogliamo camminare dietro a Lui… ma ci va di prendere qualche scorciatoia e di vivere un poco le mode; ci va di fare i furbi e i prepotenti e ci va di approfittarne!
Un modo per tagliare sarà quello di fermarci ogni tanto e guardarci addosso con calma e sincerità e di ritornare ai “perché” e ai “come”… sì, con calma, con il suo Perdono, con la semplicità di un bambino che non impiega nulla a riandare in braccio alla sua mamma anche dopo una sculacciata.
Buona vita. Un forte abbraccio. Ciao, don Gigi

È da una mamma che viene la salvezza

GRAZIE Giacomo !!!!!!!

il blog di Costanza Miriano

di Giacomo Bertoni

Alla ricerca di una buona lettura nella libreria di un grande centro commerciale. In mano un paio di libri, lo sguardo scorre distratto sulle note di retrocopertina. Nella corsia davanti alla tua, quella dedicata agli albi illustrati, un bambino continua a emettere urletti e versi senza senso, ogni tanto poi ride così forte che sembra soffocarsi. Il solito bambino maleducato, pensi, abbandonato lì dai genitori, che magari starà pure strappando qualche pagina. Sarà meglio dare un’occhiata.

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“Chi sono io per voi?”

Grazie a suor Ivana per le immagini che sempre mi regala e provo a dire cosa è Gesù per me. Se vi va cari amici ditelo anche voi, mi farebbe piacere leggere i vostri pensieri. Lucetta

Gesù per me è colui che dà un senso alla mia vita…..che non mi fa sentire inutile….che mi aiuta ad andare avanti… a non avere paura o meglio a tenere a bada la paura della vecchiaia, della malattia e della morte….insomma, guardando come ha condotto la SUA VITA su questa terra, risponde a molti miei perchè. Lucetta

 

“Effatà” cioè “Apriti” condivisione

23^DOMENICA -TEMPO ORDINARIO-9 settembre 2018- anno B

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Marco 7, 31-37

I miracoli del Vangelo sono sempre dei “segni”. Al di là della guarigione fisica c’è sempre un messaggio profondo da cogliere.

Quel sordomuto rappresenta ognuno di noi.

Nei nostri rapporti spesso anche noi siamo “sordi“. Non siamo capaci di ascoltare. Peggio tante volte non vogliamo addirittura capire. Siamo incapaci di ascoltare noi stessi. Non sappiamo indagare le esigenze del nostro sentire, del nostro cuore.

Senza ascolto non c’è relazione. E senza relazione nessuno può vivere.

Non solo siamo sordi, ma siamo anche “muti“.

Spesso rimaniamo muti di fronte a situazioni in cui invece dovremmo parlare, anzi urlare. Pensiamo a quante volte non parliamo per paura, per viltà, per comodità.

«E gli condussero un sordomuto»

La persona sorda viene condotta, portata da Gesù. Non ci va spontaneamente.

Tutti abbiamo momenti difficili. A volte è così difficile chiedere aiuto. Spesso non vogliamo aiuto da nessuno. Ci chiudiamo in noi stessi.

Che bello incontrare un amico, una amica che ci prende per mano e…ci aiuta ad uscire dal nostro dolore. Bisogna imparare a lasciarsi prendere per mano.

«Gli pose le dita sugli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua»

Gesù non teme il contatto fisico. Guarisce “con” il suo corpo.

Al sordomuto dà qualche cosa di “suo”. Lo tocca con le sue mani.

Sembra quasi un gesto superstizioso.

Gesù vuole esprimergli il suo affetto, la sua vicinanza.

Ha di fronte un sordomuto, una persona che non è raggiungibile con le parole.

Gli rimane soltanto la possibilità di comunicare con lui attraverso un gesto, un segno.

Pensiamo quante volte ci troviamo in situazioni dove più che delle parole c’è bisogno di piccoli gesti.

Qualche volta basta uno sguardo per capire che uno ti è vicino.

In certi momenti il silenzio, un sorriso, una carezza, una stretta di mano, valgono molto di più di inutili discorsi.

«Emise un sospiro e disse: “Effatà”, cioè “Apriti!”»

Quell’invito: “Effatà-Apriti” è anche per noi. Dobbiamo uscire dal nostro egoismo.

Purtroppo viviamo in una società dove tutti vorrebbero parlare ed essere ascoltati. Pochi sono disposti a tacere e ad ascoltare.

Soltanto quando saremo capaci di ascoltare potremo anche noi dire all’altro “effatà” ed avere il coraggio di liberare la bellezza che c’è in ognuno di noi.

Quando sapremo aprirci all’altro, non saremo più soli.

Scopriremo la meraviglia dell’amicizia, del dialogo, dell’incontro.

( commento tratto dal web)

E comando loro di non dirlo a nessuno”

Ma perché non parlarne ?

Le cronache sono sempre piene di tragedie e di disgrazie…almeno quando succede il miracolo positivo, parliamone.
No, l’ordine è invece di non parlarne per niente.
Ma ci sarà pure un motivo allora, e dovrà essere un motivo importante.
Sì, il motivo è davvero importante perché è strettamente legato alla sua Missione, al perché del Suo essersi fatto Uomo.
Un motivo legato al tentativo di non farci fare confusione.
Capiterà ancora che Gesù chieda di non parlare con nessuno del “miracolo” appena fatto…altre vote invece sceglie di fare i miracoli quando c’è tanta gente.
Ma perché allora ?
Semplicemente perché Lui non vuole passare per un ‘mago’ o uno ‘stregone’ o un ‘guaritore’; perché Lui non è venuto a guarire corpi e basta, ma a guarire quello che è “dentro il cuore dell’uomo”.
Gesù è certamente contro la sofferenza, la malattia, il dolore anche se non potrà toglierli del tutto perché fanno parte del nostro essere creature, persone concrete…
Gesù è certamente contro a tutto quello che è “male” perché il “male” è segno di una creazione rovinata dalla libera scelta dell’uomo…non della Creazione Originaria“bella e buona” del Padre.
E allora combatte la sofferenza, la malattia, il dolore per schierarsi in maniera totale contro il Male. Ma nessuno può fare confusione: Lui non è venuto per guarire il corpo ma per salvare tutto l’Uomo.
Non gli serve la pubblicità del sordomuto guarito dalla sua malattia…perchè la salvezza passerà invece attraverso il Suo perdono, l’ascolto della Sua Parola e il nostro esserne testimoni con la vita.
E’ il Suo essere Figlio del Padre che salverà l’Uomo nella sua interezza.
I “miracoli” allora sono finalizzati a farci capire da che parte sta: contro tutto quello che è male, anche la morte…e lo dimostrerà con la figlia della vedova di Nain, con l’amico Lazzaro…Lui
è il Figlio di Dio, il Risorto.
I “miracoli” allora sono finalizzati ad una catechesi di Risurrezione dalla morte, anche per noi. Buona vita, davvero.

Un grande abbraccio. Ciao, Don Gigi

Immagine elaborata da Sr. Ivana Rigon