Sogno di Natale

Festeggiamo il “compleanno” di Gesù ma nelle case e nei cuori non è invitato. Rimane fuori in entrambi i posti. Che tristezza!!!!! Mi sforzo di sorridere.
Buon avvento. Lucetta

I MIEI PENSIERI..........................

SOGNO DI NATALE

di Luigi Pirandello

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione d’una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere…

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Tempo di attesa….

Condivido con voi questa omelia sul vangelo di oggi che ho apprezzato molto.

Buon cammino di attesa…..Lucetta

Il significato della parola Avvento è “venuta” e troviamo la sua origine nella parola latina “adventus”.

Ma pensiamoci un attimo … la cosa particolare e strana di questo momento è che attendiamo qualcuno che è già venuto: Gesù!

Allora sorge una domanda da milioni di dollari ????????????
Per quale motivo dobbiamo attendere prima del Natale? Perché ogni anno ripetiamo la stessa attesa? C’è un significato particolare?

A queste domande ci risponde il protagonista principale del vangelo di oggi: Gesù stesso. Con la sua testimonianza, l’evangelista Marco ci dice che Gesù è già venuto e che se n’è andato via. Come il padrone di casa che va in vacanza e lascia tutto in mano alla governante oppure a qualche familiare che controlli la casa o bagni le piante, così anche Gesù lascia la nostra vita nelle nostre mani.
Cavolo che responsabilità!

Se ci riflettiamo su ci vengono i brividi … ci verrebbe da chiederci: se sbagliamo qualcosa che succede ? E iniziamo con i trip mentali “ecco mi è successo questo perché Dio se ne frega di me, è colpa di Dio!”, “ah che fortuna che mi è capitata questa bella cosa è stato sicuramente un miracolo!”. E quindi iniziamo ad accusare Dio quando ci capita qualcosa di brutto ma non lo ringraziamo mai, e addirittura attribuiamo tutto alla fortuna, quando ci capita qualcosa di bello.

Gesù non ci lascia soli …
Gesù ci ha dato un tesoro tra le mani (la nostra vita) e ci mette sulle strade del mondo e ci dà le indicazioni: la Sua Parola (il nostro navigatore spirituale)
… se non ci avesse lasciato in eredità la sua parola sarebbe stato come viaggiare in un’autostrada senza indicazioni e cartelli stradali!

Il consiglio che oggi ci viene dato dal Vangelo è tenere le orecchie aperte alla Parola e ricordarsi di tutti i doni che il Signore ci elargisce tutti i giorni. Non addormentarsi, vigilare e reagire in difesa di questi doni proprio come un bambino fa con la macchinina che i genitori gli hanno appena comprato. Molte volte non siamo come quel bambino così ingenuo ma vigile sui doni che ha ricevuto ma siamo incuranti delle meraviglie davanti ai nostri occhi, delle belle relazioni con le altre persone, delle diversità che sono sempre un qualcosa in più che arricchisce sempre.

Come dicevamo prima se siamo in un’autostrada andiamo alla ricerca delle indicazioni stradali ma soprattutto prima di partire impostiamo il navigatore che ci dà di solito 3 opzioni: percorso breve, intermedio e lungo. Scegliamo sempre quella più breve guarda caso ma non è detto che questa scelta sia la migliore ????
E se sbagliamo strada perché facciamo di testa nostra? Beh semplice abbiamo le uscite e le entrate come in autostrada ???? abbiamo sempre la possibilità di recuperare.
Il Signore é come il navigatore GPS che se sbagli strada ti ricalcola il percorso, ti indica la strada … basta solo sedersi sulla poltrona, aprire il Vangelo e liberare mente e cuore … E il gioco è fatto!

Quindi questo tempo di attesa ci ricorda che Gesù è già venuto e che ci ha dato le indicazioni per vivere. Allora prendiamoci questo tempo per gustare e prenderci cura della nostra vita, guardiamo chi abbiamo vicino come un dono prezioso da custodire, curare, a cui prestare attenzione… da accogliere incondizionatamente dalla religione, dalla razza, dal sesso…. siamo tutti figli di quel Dio che è amore, uguaglianza, libertà …

Solo in questo modo, di anno in anno, saremo sempre più pronti a rivivere la venuta del Cristo.
Tutte le volte che riconosciamo Gesù in tutte le cose belle e soprattutto nelle persone allora abbiamo imparato anche ad accoglierlo.

Buon cammino di preparazione al Natale!

(dal gruppo “Chiamati ad essere santi”)

 

Ascoltate…..

Ho chiesto all’amico blogger, Luigi Maria, di recitare le poesie donatemi da Isabella. Ascoltate e ditemi se non ha il potere con la sua voce di renderle più emozionanti. Ha completato ed arricchito il dono di Isabella e lo ringrazio infinitamente.

GRANDE LUIGI!!!!!

Grazie Isabella

Voglio condividere con i blogger che mi conoscono delle poesie di cui Isabella mi ha fatto dono e che  ha   scelto   da   un   libro, alla   cui   presentazione   ha   assistito, molto   profondo   e   particolare, dell’autore francese Jean   Flaminien.  Il   titolo   ”Preservare   la   luce”.    Un   libro   importante   e   bellissimo   le   cui   poesie  sono   scritte   sia   in   francese   che   in   italiano. Esse   non   hanno   titolo   ma   sono   riconoscibili   da   numeri   romani.

c’è   in   queste   poesie   una   tale   interiorità   che   Lucetta   apprezzerà   e   sono   sicura   gradirà   molto   leggerle.” (parole di Isabella)

XLVIII

All’  insieme   di   tutti   gli   esseri   viventi,
ogni   mattino   mostrati   nuovo,
gli   occhi   lassù   rivolti;
e   divieni   per   sempre
l’eterno   innocente.

XLIX

Viene,   accade
l’immemore   frescura,
sola   rugiada   quotidiana,
alba   di   vita   per   chi
ascende   in   se   stesso ;
e   infinita   promessa
della   radura
nel   cuore.

Viene,   accade
il   paese   dell’ intima
e   mutua   adozione
con   il   suo   raro   accesso
alla   radura
nel   cuore.

Eterna   e   precaria,
passeggera:
ininterrotta   è   questa   vita.
Meraviglia  !

Jean   Flaminien

 

Acrostico di Isabella per me. 

L   ucetta   è   donna   pacata   di

U   na   fede   profonda

C  he   tocca   il   cuore

E   le   sue   parole

T   estimoniano   sempre

T   utto   ciò   in   cui   crede

A   nche   nei   commenti   che   fa   traspare   la   sua   grande   sensibilità.

Isabella

 

La bellezza (condivisione)

Quando Dostoevskij scrisse la famosa frase “la bellezza salverà il mondo”, non si riferiva alla bellezza meramente estetica come la intendiamo oggi, ma alla bellezza della bontà. Così la frase acquista tutto il suo significato. Il mondo si salverà quando la bella bontà tornerà ad essere una mèta.
La bellezza si riferisce quasi sempre alla figura femminile e non è un caso. La Madonna è la bellezza per antonomasia, Beatrice è colei che salva Dante portandolo alla visione di Dio. La donna bella perché buona è colei che guida l’uomo al senso  vero dell’esistenza come Monica fece con Sant’Agostino.
La nostra epoca, ammalata di brutalità perché rifiuta l’ideale della bontà, ha bisogno di donne belle perché sante. La donna corrotta è simbolo della decadenza non solo di se stessa ma di un ambiente, di un’epoca intera. Perciò oggi c’è bisogno che le donne inseguano la bellezza vera e non quella delle icone della pubblicità. C’è qualcosa di stolto nella ricerca del seno perfetto, delle gambe senza cellulite e così via… Si intuisce che l’umanità ha bisogno che la donna aspiri alla bellezza vera, quella che deriva dalla bontà. Allora saprà condurre l’uomo alla realizzazione di se stesso e l’uomo saprà canalizzare la sua forza virile nel compimento di grandi imprese. Si dice che dietro a un grande uomo c’è una grande donna ed è vero anche e soprattutto nei santi. L’amore a Maria è la cifra della santità. Non solo San Bernardo ma ciascun santo ha avuto come guida Maria. E’ lei la bellezza che salverà il mondo.
http://www.pippocorigliano.it

I giovani di notte sui passi dei santi

Che gioia sapere che ci sono giovani che stanotte non dimenticheranno “I SANTI”

Una casa sulla roccia

Giovani a una veglia di preghiera (Siciliani)I testimoni della fede animano la notte della vigilia di Ognissanti

Non solo Halloween per la notte del 31 ottobre, ma soprattutto la vigilia della solennità di Tutti i Santi, una festa della vita, un’occasione per riflettere sulla luce irradiata da tutti coloro che ci hanno preceduto e hanno vissuto fino in fondo il Vangelo.

Sono numerose le comunità locali che hanno deciso di offrire stasera ai giovani un assaggio di quella bellezza che nasce dalla vita di fede. Un modo non tanto per “combattere” la sempre più diffusa usanza di celebrare Halloween quanto per offrire un momento particolare dipreparazione alla festa dei Santi e poi alle giornate dedicate alla commemorazione dei defunti.

E quest’anno anche la Notte dei Santi si colloca in quel lungo cammino di confronto e di preparazione in vista del Sinodo del 2018, che sarà dedicato proprio alle nuove generazioni. Verrà…

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Sbagliare Dio

SBAGLIARE DIO

«Sbagliarsi su Dio è una tragedia.

E’ il peggio che ci possa capitare.

Perché poi ci sbagliamo sul mondo,

sulla storia, sugli altri, su noi stessi.

Se ti sbagli su Dio,

ti sbagli poi anche sull’uomo,

perché l’uomo non è altro che

immagine e somiglianza di Dio».

David Maria Turoldo, Anche Dio è infelice, Piemme

Macerata. Proteste per l’Ave Maria all’Università. Il vescovo: ““grazie a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza”

Sono edificata da questa prof.ssa che ha dimostrato fede e coraggio.

Una casa sulla roccia

Docente interrompe lezione per pregare per la pace nel centenario dell’apparizione di Fatima. Scoppia la polemica. Interviene mons. Marconi: grazie perché ci avete ricordato la forza della preghiera

Il 13 ottobre la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, fa lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere: alle 17:30 in punto si interrompe e li invita a recitare l’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tiene in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregano, altri rimangono in silenzio: di lì a poco l’episodio finisce sui social. E un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca, denuncia «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.

La docente si difende, sostiene di non aver coartato la libertà di nessuno e di aver interrotto la lezione solo per pochi…

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…la vigna nuova….

XXVII DOMENICA Anno A
Mt 21, 33-46

 

Omelia
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e avervi lavorato; le osservava con occhi d’amore e nascevano parabole, ben sei nei vangeli, chiare e dirette.
Ha adottato la vite come suo simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci) e al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (Gv 15,1).
Ma oggi, nel vangelo, una vigna da cui si vendemmia sangue. E tradimento. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, cattiva, feroce quasi, ma non perché così sia Gesù, ma perché la realtà attorno a lui si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte.
Eppure, come è confortante vedere quanto è diverso Dio,
che non si arrende,
che non è mai a corto di meraviglie,
che ricomincia dopo ogni tradimento,
a mandare ancora servitori, altri profeti, poi suo Figlio
e, infine, quando questi sarà pietra scartata, sepolto fuori dalla vigna, fuori Gerusalemme, lo farà risorgere, vincitore sereno del disamore del mondo.
La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io: vigna e delusione di Dio.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna, che io non abbia fatto? E’ bella questa immagine di Isaia di un Dio appassionato, che fa per me ciò che nessuno farà mai e si domanda, come ogni genitore, che cosa potevo fare di più per mio figlio?
La parabola cammina verso un epilogo sanguinoso, già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: “Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!”
Ma quale manuale di diritto civile o penale hanno mai letto?
Non è il diritto che li ispira, ma quella forza primordiale e brutale, originaria e stupida, che in ciascuno dice: prendi il posto dell’altro, schiaccialo, eliminalo e avrai il suo campo, la sua casa, la sua donna, i suoi soldi.
Quella voce che grida in ciascuno: sii il più forte, il più crudele, il più furbo e sarai tu il capo, quello che comanda e arricchisce. Uccidiamo e avremo!
Questo narcisismo patologico dei fittavoli, che dicono: “il prodotto è nostro, tutto è nostro”, lo conosciamo. Un narcisismo che diventa stravolgimento dei compiti, per cui l’uomo non è più il giardiniere del mondo, ma il despota. L’uomo che dovrebbe essere l’alleato di Dio nella cura e custodia del mondo, lo vuole invece rapinare, ha bisogno di un nemico da spogliare. E si è fatto nemico della vigna del creato.
Lo richiama con forza papa Francesco nella Laudato sì, “il custode si è fatto predatore”. E ciò che daremo ai nostri figli rischia di essere solo una vigna devastata, un deserto spogliato e spremuto come un limone.
Ma Dio si erge a difesa della vigna: La terra è mia e voi siete ospiti e pellegrini, era l’utopia del grande Giubileo biblico.
La terra non ci appartiene, noi invece apparteniamo alla terra.
Non siamo i dominatori dell’universo, viviamo di ospitalità cosmica.
I fittavoli invece pensano: la vigna è nostra, cosa vuole questo qui?
È esattamente ciò che succede anche oggi: “escludiamo, eliminiamo Dio, togliamo di mezzo ogni riferimento ad una chiave di lettura alta e altra della realtà, facciamoci noi il Dio di noi stessi”.
Gesù sta parlando a coloro che vogliono ucciderlo, vede che cosa gli succederà tra poco. È un momento drammatico. Immagino, vedo un Gesù scosso, si rende conto che non è capito, che le cose stanno prendendo una piega orribile; è turbato dalla reazione di noi uomini.
“Che cosa farà il Padrone della vigna?” La risposta dei capi è tragica: uccidere, eliminare, far fuori i cattivi, sistemare le cose mettendo in campo un di più di violenza.
È la maschera di Dio; la scimmia di Dio, questa!
Noi ancora vorremmo un Dio che metta a posto i banditi e i disonesti, un Dio giustiziere con gli altri, e misericordioso con noi.
Chi non l’ha pensato qualche volta?
Vendetta, morte, il fuoco dal cielo.
Ma non succederà così.
Gesù preferirà andare fino in fondo, pur di non perdere nessuno; preferirà essere appeso, per mostrare in pienezza il volto d’amore di Dio.
Che non è piccino e vendicativo come noi lo immaginiamo o lo temiamo.
Gesù qui introduce la novità propria del Vangelo: la storia perenne dell’amore e del tradimento tra uomo e Dio non si concluderà con un fallimento ma con una vigna nuova.
Perciò io vi dico: il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Un grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, le mie sterilità non bastano a interrompere la storia di Dio. Il mio tradimento non è in grado di fermare il suo piano, il suo progetto avanza nonostante me: la vigna darà frutto.
Dio non spreca la sua eternità in vendette.
Tra Dio e l’uomo le sconfitte servono solo a far meglio risaltare l’amore di Dio. La vigna sarà data, dice infatti, a chi saprà difenderla e farla fruttificare.
Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con questa bellissima immagine visionaria: L’arca aveva una vigna per vela.
L’arca del diluvio, quella che salva l’umanità, l’arca che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi tutti siamo tralci.
Insieme rendiamo la vela sempre più grande e solida, insieme catturiamo il vento buono di Dio. Noi la vela, Dio il Vento.
L’arca aveva una vigna per vela. Noi siamo la vigna, i tralci di Cristo che è la vite, siamo la vela che fa avanzare il mondo in quanto matura grappoli di giustizia, di onestà, di bontà, di pace, di festa.
Non più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime, ma una vendemmia buona, un vino di gioia.
E se restiamo tralci attaccati alla vite possente che è Cristo,
verranno gli uccelli e vi faranno il nido
e noi matureremo grappoli d’amore,
che sono acini di Dio,
gocce di Dio sull’arca e sulla storia.

ERMES RONCHI

 

 

 

Il volto della gioia

 

Il volto della gioia

La gioia​
si è vestita a festa
e si è messa a danzare.
Là dove prima c’era la morte
oggi ha trovato spazio la vita
e stanno crescendo fiori.

La gioia
ha trovato un volto
quello della libertà
e si è messa a danzare.
Là dove c’erano solo lacrime
oggi ha trovato un posto
il sorriso
che nessuno mai spegnerà.

La gioia
si è vestita a festa
e si è messa a danzare
e la sua musica parla
d’infinito.

La gioia
oggi ha trovato dimora
nel cuore della donna.

Elisa Kidané

[KIDANE’ Elisa. Africa nostra madre terra. Effatà editrice]