Macerata. Proteste per l’Ave Maria all’Università. Il vescovo: ““grazie a chi ci ha ricordato che la preghiera è una forza”

Sono edificata da questa prof.ssa che ha dimostrato fede e coraggio.

Una casa sulla roccia

Docente interrompe lezione per pregare per la pace nel centenario dell’apparizione di Fatima. Scoppia la polemica. Interviene mons. Marconi: grazie perché ci avete ricordato la forza della preghiera

Il 13 ottobre la professoressa Clara Ferranti, ricercatrice di Glottologia e Linguistica al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, fa lezione a un centinaio di studenti di Lingue e Lettere: alle 17:30 in punto si interrompe e li invita a recitare l’Ave Maria, una «preghiera per la pace» che quel giorno a quell’ora, nel centenario dell’apparizione della Madonna di Fatima, si tiene in varie parti d’Italia. Alcuni studenti pregano, altri rimangono in silenzio: di lì a poco l’episodio finisce sui social. E un comunicato di fuoco dell’Officina universitaria, un’associazione studentesca, denuncia «la limitazione della libertà personale» subita dai ragazzi.

La docente si difende, sostiene di non aver coartato la libertà di nessuno e di aver interrotto la lezione solo per pochi…

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…la vigna nuova….

XXVII DOMENICA Anno A
Mt 21, 33-46

 

Omelia
Gesù amava le vigne, doveva conoscerle molto bene e avervi lavorato; le osservava con occhi d’amore e nascevano parabole, ben sei nei vangeli, chiare e dirette.
Ha adottato la vite come suo simbolo forte e dolce (io sono la vite e voi i tralci) e al Padre ha dato nome e figura di vignaiolo (Gv 15,1).
Ma oggi, nel vangelo, una vigna da cui si vendemmia sangue. E tradimento. Una parabola dura, che vorremmo non aver ascoltato, cupa, cattiva, feroce quasi, ma non perché così sia Gesù, ma perché la realtà attorno a lui si è fatta cattiva: sta parlando a chi prepara la sua morte.
Eppure, come è confortante vedere quanto è diverso Dio,
che non si arrende,
che non è mai a corto di meraviglie,
che ricomincia dopo ogni tradimento,
a mandare ancora servitori, altri profeti, poi suo Figlio
e, infine, quando questi sarà pietra scartata, sepolto fuori dalla vigna, fuori Gerusalemme, lo farà risorgere, vincitore sereno del disamore del mondo.
La parabola è trasparente. La vigna è Israele, siamo noi, sono io: vigna e delusione di Dio.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna, che io non abbia fatto? E’ bella questa immagine di Isaia di un Dio appassionato, che fa per me ciò che nessuno farà mai e si domanda, come ogni genitore, che cosa potevo fare di più per mio figlio?
La parabola cammina verso un epilogo sanguinoso, già evidente nelle parole dei vignaioli, insensate e brutali: “Costui è l’erede, venite, uccidiamolo e avremo noi l’eredità!”
Ma quale manuale di diritto civile o penale hanno mai letto?
Non è il diritto che li ispira, ma quella forza primordiale e brutale, originaria e stupida, che in ciascuno dice: prendi il posto dell’altro, schiaccialo, eliminalo e avrai il suo campo, la sua casa, la sua donna, i suoi soldi.
Quella voce che grida in ciascuno: sii il più forte, il più crudele, il più furbo e sarai tu il capo, quello che comanda e arricchisce. Uccidiamo e avremo!
Questo narcisismo patologico dei fittavoli, che dicono: “il prodotto è nostro, tutto è nostro”, lo conosciamo. Un narcisismo che diventa stravolgimento dei compiti, per cui l’uomo non è più il giardiniere del mondo, ma il despota. L’uomo che dovrebbe essere l’alleato di Dio nella cura e custodia del mondo, lo vuole invece rapinare, ha bisogno di un nemico da spogliare. E si è fatto nemico della vigna del creato.
Lo richiama con forza papa Francesco nella Laudato sì, “il custode si è fatto predatore”. E ciò che daremo ai nostri figli rischia di essere solo una vigna devastata, un deserto spogliato e spremuto come un limone.
Ma Dio si erge a difesa della vigna: La terra è mia e voi siete ospiti e pellegrini, era l’utopia del grande Giubileo biblico.
La terra non ci appartiene, noi invece apparteniamo alla terra.
Non siamo i dominatori dell’universo, viviamo di ospitalità cosmica.
I fittavoli invece pensano: la vigna è nostra, cosa vuole questo qui?
È esattamente ciò che succede anche oggi: “escludiamo, eliminiamo Dio, togliamo di mezzo ogni riferimento ad una chiave di lettura alta e altra della realtà, facciamoci noi il Dio di noi stessi”.
Gesù sta parlando a coloro che vogliono ucciderlo, vede che cosa gli succederà tra poco. È un momento drammatico. Immagino, vedo un Gesù scosso, si rende conto che non è capito, che le cose stanno prendendo una piega orribile; è turbato dalla reazione di noi uomini.
“Che cosa farà il Padrone della vigna?” La risposta dei capi è tragica: uccidere, eliminare, far fuori i cattivi, sistemare le cose mettendo in campo un di più di violenza.
È la maschera di Dio; la scimmia di Dio, questa!
Noi ancora vorremmo un Dio che metta a posto i banditi e i disonesti, un Dio giustiziere con gli altri, e misericordioso con noi.
Chi non l’ha pensato qualche volta?
Vendetta, morte, il fuoco dal cielo.
Ma non succederà così.
Gesù preferirà andare fino in fondo, pur di non perdere nessuno; preferirà essere appeso, per mostrare in pienezza il volto d’amore di Dio.
Che non è piccino e vendicativo come noi lo immaginiamo o lo temiamo.
Gesù qui introduce la novità propria del Vangelo: la storia perenne dell’amore e del tradimento tra uomo e Dio non si concluderà con un fallimento ma con una vigna nuova.
Perciò io vi dico: il regno di Dio sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Un grande conforto in queste parole. I miei dubbi, i miei peccati, le mie sterilità non bastano a interrompere la storia di Dio. Il mio tradimento non è in grado di fermare il suo piano, il suo progetto avanza nonostante me: la vigna darà frutto.
Dio non spreca la sua eternità in vendette.
Tra Dio e l’uomo le sconfitte servono solo a far meglio risaltare l’amore di Dio. La vigna sarà data, dice infatti, a chi saprà difenderla e farla fruttificare.
Lanza del Vasto ha intitolato un suo libro con questa bellissima immagine visionaria: L’arca aveva una vigna per vela.
L’arca del diluvio, quella che salva l’umanità, l’arca che galleggia sulle acque di questi ininterrotti diluvi e li attraversa, è sospinta da una vela che è Cristo-vite, della quale noi tutti siamo tralci.
Insieme rendiamo la vela sempre più grande e solida, insieme catturiamo il vento buono di Dio. Noi la vela, Dio il Vento.
L’arca aveva una vigna per vela. Noi siamo la vigna, i tralci di Cristo che è la vite, siamo la vela che fa avanzare il mondo in quanto matura grappoli di giustizia, di onestà, di bontà, di pace, di festa.
Non più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime, ma una vendemmia buona, un vino di gioia.
E se restiamo tralci attaccati alla vite possente che è Cristo,
verranno gli uccelli e vi faranno il nido
e noi matureremo grappoli d’amore,
che sono acini di Dio,
gocce di Dio sull’arca e sulla storia.

ERMES RONCHI

 

 

 

Il volto della gioia

 

Il volto della gioia

La gioia​
si è vestita a festa
e si è messa a danzare.
Là dove prima c’era la morte
oggi ha trovato spazio la vita
e stanno crescendo fiori.

La gioia
ha trovato un volto
quello della libertà
e si è messa a danzare.
Là dove c’erano solo lacrime
oggi ha trovato un posto
il sorriso
che nessuno mai spegnerà.

La gioia
si è vestita a festa
e si è messa a danzare
e la sua musica parla
d’infinito.

La gioia
oggi ha trovato dimora
nel cuore della donna.

Elisa Kidané

[KIDANE’ Elisa. Africa nostra madre terra. Effatà editrice]

Vieni con me

Secondo me la canzone del video mi ha fatto pensare un po’  al vangelo di oggi e condivido alcuni stralci dell’omelia di p. Ermes Ronchi. Un saluto da Lucetta 

“Un padrone esce all’alba in cerca di lavoratori, e lo farà per ben cinque volte, fino quasi al tramonto, pressato da un motivo che non è il lavoro, tantomeno la sua incapacità di calcolare le braccia necessarie. C’è dell’altro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? Il padrone si interessa e si prende cura di quegli uomini, più ancora che della sua vigna. Qui seduti, senza far niente: il lavoro è la dignità dell’uomo. Un Signore che si leva contro la cultura dello scarto!

E poi, il cuore della parabola: il momento della paga. Primo gesto contromano: cominciare dagli ultimi, che hanno lavorato un’ora soltanto. Secondo gesto contro logica: pagare un’ora soltanto di lavoro quanto una giornata di dodici ore.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù: un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, vuole dare ad ognuno quello che è necessario a mantenere la famiglia quel giorno, il pane quotidiano.
Il nostro Dio è differente, non è un padrone che fa di conto e dà a ciascuno il suo, ma un signore che dà a ciascuno il meglio, che estende a tutti il miglior dei contratti. Un Dio la cui prima legge è che l’uomo viva. Non è ingiusto verso i primi, è generoso verso gli ultimi. Dio non paga, dona…….

E crea una vertigine dentro il nostro modo mercantile di concepire la vita: mette l’uomo prima del mercato, il mio bisogno prima dei miei meriti.
Quale vantaggio c’è, allora, a essere operai della prima ora? Solo un supplemento di fatica? Il vantaggio è quello di aver dato di più alla vita, di aver fatto fruttificare di più la terra, di aver reso più bella la vigna del mondo.

Ti dispiace che io sia buono? No, Signore, non mi dispiace che Tu sia buono, perché sono io l’ultimo bracciante. Non mi dispiace, perché so che verrai a cercarmi ancora, anche quando si sarà fatto molto tardi…….
(Ermes Ronchi)

Rubrica “Segni dei tempi”: Sappiamo costruire solo bombe atomiche? 

Grazie Luca. Condivido il post con coloro che seguono il mio blog.

La Brezza Leggera

Roma, 5 settembre 2017

Bombe atomiche o no, la guerra sembra parte di noi, in tutti i tempi, in tutti i secoli.

Le prove di forza affascinano gli uomini, perché non fanno pensare alle fragilità. Noi siamo fragili, ma abbiamo bisogno di raccontarci la favoletta della nostra onnipotenza.

Non a caso, in Corea, a quanto riferiscono i media, il programma atomico risulta essere un espediente per riottenere i consensi già persi di un assetto politico.

Il sogno di essere forti, il sogno di un mondo asservito alla regola del più forte, di chi conta.

Questo purtroppo non è sogno, ma è realtà.

Viviamo queste dinamiche in modo talvolta subdolo, tuttavia le viviamo…Nelle piccole vite quotidiane e nelle grandi contingenze politiche.

“Dobbiamo” essere forti, convincenti, grintosi… Insomma, “dobbiamo” sempre stare sul pezzo, al massimo delle nostre potenzialità.

Non importa se stiamo istericamente suonando il clacson o sganciando qualche missile atomico: bisogna…

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ah, ma le Crociate…

La notte è silenziosa...

Barcellona…oggi pomeriggio ennesimo attacco alla nostra civiltà occidentale,
fondata sui valori cristiani, ormai avversati e combattuti dagli stessi europei…
come non potevano prendere il sopravvento i musulmani, l’Islam…
una guerra che dura da secoli…da 14 secoli…
chi legge la storia, non solo sui libri di testo scolastici, lo sa…lo capisce…
che ci piaccia o no, che siate religiosi, credenti, non credenti, laici, laicisti, atei…
come meglio vi piaccia catalogarvi, sappiate che la vostra storia inizia da lì…
due stirpi…una benedetta e una maledetta…che vi piaccia o no, da secoli in guerra…
ma la guerra violenta, di conquista, cattiva non è quella della Chiesa cattolica…
no, è quella dell’Islam…o capiamo questo o saremo conquistati…
Le crociate della Chiesa furono guerre per difendere i popoli cristiani,
per difendere i confini dell’Europa che oggi vediamo crollare giorno dopo giorno…
vediamo crollare sotto ideologie nichiliste, relativiste…
l’uomo senza Dio, senza credere nel mistero della…

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Accadde a Mezzagosto

Elena mi scrive ed io pubblico per non dimenticare Dominick di cui domani ricorre l’anniversario del suo ritorno alla casa del Padre. Di lui avete già sentito parlare su questo blog. Buona festa dell’Assunta amici cari. Lucetta

“Cara Lucia , solo per non dimenticare. Un caro abbraccio.”

Accadde a Mezzagosto

 

E fu già tramonto

Grappoli di stelle
scesero sulla rena
già calda di dolore
e lacrime pentite
sparse l’onda sull’ala
spezzata del dormiente.

E fu già tramonto
il volger del mattino
a mezzogiorno.

Palpito di vetta
e abisso di sventura
s’inarcarono
nel sol calante
camelie bianche nelle mani
in canto di preghiera.

Nel ciel di ogni aurora
vive il giusto
il sonno più profondo
il suo respiro
armonia di luce
nei campi dell’Eterno.

La mamma di Dominick

(Elena Salvatore Ferrante)