Tempo di rinnovamento

            Ci sono momenti nella vita di alcuni di noi, marcati da eventi così laceranti e inaccettabili per cui facilmente ci si perde nel tunnel dello smarrimento di vuoto e buio interiore.

            Poi ci sono altri momenti per incontri straordinari in tempi e luoghi riposti nelle pieghe dell’anima da dove affiorano voci potenti e luminose che ti parlano, ti prendono per mano e ti aiutano a riprendere il cammino interrotto e a riscrivere la tua storia su pagine di gioiosa speranza.

            Era un giorno sereno di mezz’estate; la quiete del primo meriggio contornava di pace cose e pensieri e il pendolo del nostro tempo batteva dolci promesse, quando all’improvviso s’impennò sull’attimo cupo, avvolgendo il nostro orizzonte, in una calotta di gelo e di dolore struggente.

            Fummo separati, e tra noi si crearono distanze insormontabili.

            Ti cercai a lungo, nel tormento dei miei pensieri, nel bruciore delle mie lacrime, nell’illusione di un risveglio da un incubo, nei giorni che si sfaldavano in indescrivibile sofferenza.

            Forse, chissà, ti trovai a volte, solo in sogno, mentre con le ali della tua giovinezza, volavi verso sfere celesti, tra le stelle lontane, nel Cuore infinito di un Sole che non tramonta mai.

            I miei giorni si susseguirono aridi e indifferenti, come pietre al sole. Da qualche tempo nella frenetica ansia di ritrovarti, avevo smesso di dare  ascolto ai suoni della mia quotidianità, quando udii una voce dolce, soffio lieve che sfiora il gelo dell’inverno e lo scioglie in risvegli di primavera.        Una voce sospesa nel mistero, fuori e dentro di me, quando la natura si schiude alla vita e il cuore che soffre cerca conforto in oasi di pace .

Germogli, nati dal chicco che muore, baciano il primo sole; dal disgelo, acque vergini allegre si rincorrono lungo i pendii per danzare a valle, in riccioli di sussurri e fiori di spuma, levigando i sospiri della fatica dell’uomo, il dolore, ciottoli e passi del tempo. Cime innevate si stagliano in specchi di cielo a dipingere l’anelito d’infinito del cuore dell’uomo, mentre teneri rami d’ulivo, in tripudio d’amore, cantano l’Osanna.

Intanto…

Nel Tempio

da un buio nascosto

sale propiziatorio

     un canto

 dal profumo d’incenso.

 Lumi di ceri, timidi

definiscono ombre.

Aliti di anime,

vento che scivola

    a fondere

passo e preghiera

con l’oscurità che

fitta attende

 la luce del Risorto

Re del Tempo.

            La Voce si fa forte e invita: venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi e vi darò riposo. Prendete il mio giogo poiché esso è dolce e il mio carico leggero.

Ma, a volte la croce è troppo pesante per l’uomo fragile e smarrito e solo il conforto di quella Voce che ci dona Sua Madre nell’alone mistico del monte calvario, ci dà la forza di arrivare ai piedi di quel sepolcro vuoto, per udire, con Maria, quella Voce di vita, che dice: donna perché piangi? Io sono il Risorto.

            Primizia di coloro che sono morti.

            E ancora: chi crede in me vivrà in eterno.

            In questo tempo di rinnovamento, tutti questi pensieri mi accompagnano nel mio cammino interiore, per trovarmi sveglia all’appuntamento davanti a quella roccia dalla pietra rimossa, e nel suono delle campane che suonano a festa, cogliere la gioia della Resurrezione.

Elena Salvatore Ferrante

            unnamed 001

Annunci