Frammenti di ricordi

 Al suo paese dove lei si era sentita sempre protetta dall’affetto, dalla sapienza del cuore della sua gente e dall’atmosfera sempre così ricca di colori e di odori, ci tornava spesso, in verità, più col cuore e con la nostalgia dei ricordi, che di persona, per rivivere emozioni forti, capaci di rinvigorirla, specie quando trascorreva lunghi periodi lontana da quell’aria che sapeva sempre di erba fresca, come la sua fanciullezza.

L’autunno rapiva lo sguardo con la delicatezza variegata della natura che si fasciava di mille sfumature di colori e,  con le giornate che si andavano accorciando e infreddolendosi sempre di più, a ricordare, col rigore di un galantuomo, di cambiarsi d’abito e di fare provviste  per l’inverno. Lentamente, a ritmo cadenzato, si vestiva di abiti variopinti e profumati:

il rosso arancio dei vigneti , il canto giulivo della vendemmia, l’odore penetrante del mosto in fermento; il suono monotono delle seghe che riempiva l’aria d’attesa e le stradine con cataste di legna già pronta da ardere nelle lunghe serate, attorno al focolare, a rosicchiare fave o ceci abbrustoliti; di tanto in tanto tra un bicchiere di vino e un fico secco, ruzzolavano, tra i carboni accesi, le castagne con la bocca spalancata nel loro saio monacale e il tocco rugoso del loro sapore che si lasciava sfarinare con gusto e allegria.

Il ritorno a scuola o all’asilo, la mattina riempiva le strade di bimbi infiocchettati con collettini bianchi e nastri rosa o azzurri a seconda del sesso e con grembiulini neri o azzurri; allegri o timorosi , dimessi o scanzonati , pochissimi con cartellina e libri nuovi, molti col libro stracciato di seconda o terza mano, tutti si sentivano fortunati rispetto ai tanti che, per eccessiva povertà o necessità di famiglia, erano costretti a interrompere la scuola per scoprire molto presto la fatica del vivere.

L’abito mite degli uliveti, dai riflessi argentei , sprigionava canti festosi tra i rami generosi di olive e tronchi nodosi e tortuosi , mentre la terra bruna, già esalava le prime brume, tra tappeti di foglie giallo ramato e sprazzi di cielo grigio fumo, in balia del vento che orchestrava capricci voluttuosi rotolando per le strade o sibilando dispettoso tra imposte malferme e rami spogli.

Lungo i viali adorni di cipressi, i ricordi affettavano l’aria novembrina di mestizia e , tra crisantemi e lumini, la preghiera era fiammella viva nel cuore, mentre le tiepide giornate dell’estate di San Martino sensibilizzavano lo spirito a riflettere sulla solidarietà e fratellanza, tutti in cammino di vigilante attesa. verso l’evento straordinario del Santo Natale.

Arrivava quasi attesa la prima neve ad ammantare la cima della Maielletta e a cingere di bianco candore la Maternità della Madonna.

Elena Salvatore Ferrante

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