segue da Frammenti di ricordi (l’autunno)

*D’inverno, l’aria si impregnava di un silenzio ovattato , nebuloso o bianco di neve, che raccontava al cuore, giornate corte , trascorse in serenità, nel calore della famiglia , anello prezioso e indispensabile di quella catena umana, forte e sicura, fatta di genitori, di nonni , di zii, di parenti vicini e lontani, di amici , di conoscenti, sempre pronti al sorriso, al monito, all’esempio che si infila nella memoria e riaffiora al bisogno.

Al crepuscolo, il fumo dei comignoli, saliva verso il cielo, come una muta preghiera di cuori aperti alla speranza , accompagnandosi ai rintocchi vespertini, quasi a voler battere le ore della sera , spese tra un desinare semplice, quasi essenziale e un focolare raccolto, per poi sfumare piano piano a confondersi con le ombre della notte, con la cenere calda che copriva i tizzoni ancora accesi, e il russare di un sonno che sapeva di vita operosa , a volte tranquilla, spesso rassegnata alla fatica, a tratti, dura e stentata.

Durante i pomeriggi , quando il tempo restava sospeso in un limbo di luce , attorno alla ruota di legno con al centro il braciere carico di carboni accesi, si creava un rito magico che si ripeteva quasi ogni giorno e il cui fascino resiste vivo e immutato nel suo ricordo, come il fuoco di quei carboni ardenti e vaporoso di quel profumo che emanavano i panni, spesso stesi su un artigianale asciuga- panni a cupola, appoggiato sul braciere. Ci si riuniva, a casa sua o in una delle case della gijtonia (quartiere), con amici e vicini , in cerchio , tutt’intorno alla ruota , vicini , vicini, per non disperdere il calore di quella brace ardente, per ritrovarsi , per creare momenti di stupore comunitario anche per piccole cose , per lasciarsi affascinare da brevi racconti vissuti o di fantasia , consumando così le ore che portavano all’imbrunire, in un’atmosfera di luci soffuse e di tepore dove il dialogo, s’intrecciava con il lavoro di mani operose a sferruzzare , a volte a sgranare rosari , spesso intercalato con l’ascolto di letture ( dalle più giovani che sapevano leggere) di libri, quei pochi che giravano , di avventure , d’amore o di briganti . Giovanni dalle bande nere , La figlia del cardinale, I miserabili, Il conte di Montecristo etc Poi , col trascorrere delle ore, a poco a poco , la magia di quel calore fatto anche di fiati, di odori, di sguardi , di scricchiolii di sedie tra le gambe , di gomiti comunicanti in cerchio , svaniva nella cenere quasi spenta del braciere insieme con i personaggi che si diradavano pian pianino, uno dopo l’altro, col saluto della buonanotte , confondendosi così, con le ombre della sera che si proiettavano inquietanti sulle pareti nude di quelle case disadorne, un po’ tristi e spente. Sempre più forte allora, quando rimaneva sola con la mamma, si avvertiva la voce del vento che rotolava giù per i viottoli , che si infilala nelle fessure facendo cigolare le imposte delle finestre, delle porte o, dondolando beffardo, faceva gemere , come un singulto che si ripete , i fili delle luci , quelle poche sparse per il paese , o, fischiando, a scuotere i rami degli alberi spogli e intirizziti; nel suo ruzzolare vorticoso , rapiva i fiocchi di neve facendoli svolazzare qua e là , per creare magici arabeschi sui vetri o a disegnare scenari surreali , fiabeschi, lungo le strade , sui tetti , negli orti; con la sua furia sibilante spargeva nell’aria, i profumi dei cibi frugali dalle cucine, tratteggiando cosi un mondo ricco di sana essenzialità , di genuinità, di semplice condivisione di sentimenti spontanei . Un mondo che ritorna sempre a consolare, a far brillare i suoi pensieri opachi e che continua a vibrare , con la nudità di quella bellezza sconvolgente che la creatività della sopravvivenza , ogni giorno , ricopriva di vita e di calore, rimasto indelebile nel cuore di chi ha respirato quel cielo terso di meravigliosa fratellanza.

Natale : l’evento più bello e affascinante dell’anno .

Il paese si rivestiva di una luminosità straordinaria e penetrante, quasi di trasformazione interiore che si rifletteva nello sguardo più dolce delle persone , nell’allegria festosa dei bambini, nel raccoglimento intimo e gioioso dei più vecchi.

L’aria respirava profumo d’ arance e caldarroste che si mescolava con gli odori di preparati fritti , di dolci di miele , di mandorle , di paste di ceci . Il fumo dei comignoli si trasformava in inchini d’incenso che salivano al cielo come scie di speranze di cuori in attesa.

Ma quello che riempiva di stupore, era l’atmosfera traboccante di mistero che creava il meraviglioso presepe allestito nella Chiesa Madre. Quella immobilità statuaria , di angeli, di pastori , di casette , di fontanili , di cielo stellato , di Re magi in cammino dietro una stella cometa , sembrava prendere vita allo sguardo e raccontare, in un silenzio sfavillante di fascino sonoro, l’istante eterno della nascita del Salvatore dell’umanità , nel bambinello adagiato sulla paglia in una capanna sperduta , adorato da una vergine Madre e dal suo Sposo.

(segue)

Elena Salvatore Ferrante

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