D’estate la vita del paese sembrava un teatro all’aperto .

Il silenzio della notte veniva rotto dalle prime luci che si coloravano di vita , con i rintocchi delle campane che, quasi come un inno alla vita, invitavano al ringraziamento e alla operosità di un nuovo giorno; il loro suono argentino poi, si andava confondendo con il ragliare di asini , lo zoccolare dei cavalli , il vociare dai vicoli o dalle case con porte sempre aperte come se ogni casa fosse la stanza di un unico, grande palazzo.

Le vie sembravano tappeti dalle mille sfumature di colori con disegni che raccontavano la quotidianità di una vita semplice e che creavano fantasie degne di un quadro dell’Impressionismo “en plen air.” Tavole di legno spalmate di salsa di pomodoro appena cotta e messa a seccare al sole. Sdraiati su graticci di canne o di giunchi, come tanti bagnanti in costumi variopinti, fichi profumati si offrivano polposi e zuccherini al sole cocente per lasciarsi essiccare per poi farsi esaltare nel gusto con mandorle o noci e lasciarsi confezionare da mani sapienti in crocette o infilati in lunghe stecche di canna , da consumare durante le lunghe serate invernali attorno al fuoco mentre si ascoltava stupiti i racconti di favole o le imprese di antichi eroi della letteratura e delle leggende , raccontate con tono cadenzato, a lunghe pause , per stimolare l’attenzione, la fantasia e la curiosità dei più piccoli.

Peperoni rossi e carnosi, spaccati in due come tanti cuori aperti al bacio del sole o infilati con lo spago per il gambo, a creare lunghi filari , appesi, come collane, sui muri esterni delle case ad essiccare per poi essere conservati per l’inverno; lunghi teli incerati stesi davanti alle case o negli slarghi più vicini, su cui si spandeva il granturco sgranocchiato o in pannocchie o, mandorle da seccare per liberarle più facilmente dalla buccia.

Le stradine si riempivano di voci, di panni stesi al sole che, sventolando, disegnavano nell’aria storie di vita, ricche di fatica e di rassegnazione, di gioiosità e di speranza. Le galline, girovagavano per i vicoli silenziose o, starnazzando, attiravano l’attenzione, incrociandosi , con papere , pulcini, qualche gatto o cane randagio e , ognuno, nel proprio linguaggio, contribuiva a creare cori multicolori che mettevano allegria come un moderno karaoke.

Gli spiazzi diventavano, in alcune ore del giorno, salotti , circoli o veri e propri laboratori all’aperto dove le persone di ogni età si soffermavano a seconda della disponibilità di tempo e l’ora della giornata, a scambiare pareri , a commentare i fatti del giorno o ad eseguire con mani esperte lavori di artigianato. Mani nodose, , con sapienza antica, impagliavano sedie , cardavano la lana, vagliavano il grano, lavoravano la paglia per creare cestini per il pane o la frutta, lavoravano trine , rattoppavano panni lisi dal lavoro e dalla miseria ; le più giovani, sognando, ricamavano il corredo, le nonne, sdentate , rugose, sempre rigorosamente vestite di panni scuri o neri quasi a testimoniare lo scorrere del tempo e la sua usura , silenziose partecipavano con abbozzi di sorrisi alla vita che le circondava. Le più arzille o intraprendenti intrattenevano i più piccoli con racconti di storie o canti antichi che evocavano rimpianti nostalgici. Dagli interni, là dove c’era un piccolo nato, a tratti, arrivava il canto armonioso di una ninna-nanna, creando una atmosfera quasi magica sospesa in quell’aria dolce e brillante che sapeva di comunione , di pace , di serenità, e che sembrava alleggerire ogni preoccupazione che pure esisteva nel cuore di quella vita fatta molto spesso di rinunce e di forzato adattamento ma

che riusciva a respirare nel calore di una tranquilla solidarietà che creava unione affettiva profonda. D’ estate, quando la calura si fa sentire come una morsa, all’ombra delle case , in disparte, seduti su muretti , i vecchietti consumavano il loro tempo raccontando fatti lontani , rivivendo la loro giovinezza in espressioni vive che marcavano ancora di più l’intarsio delle rughe sul viso, esaltando il ricordo nei toni della voce e nei lampi improvvisi dello sguardo.

I vicoli parevano corridoi lunghi e tortuosi o corti e ciechi ; a volte si intersecavano con dirupi, orti o piccoli giardini o terminavano con scalinate esterne delle case……

Elena Salvatore Ferrante

Annunci