Un saluto a tutti, vi auguro buone vacanze con questo post scritto da Elena. Parto per le solite cure termali e ci ritroveremo, se Dio vuole , in Agosto. Un abbraccio. Lucetta

La strada, ai tempi della sua fanciullezza, era l’ arena dove il gioco, fatto nella libertà di muoversi a piacimento anche correndo il rischio di farsi seriamente male, responsabilizzava più di qualsiasi avvertimento e dove, quasi inconsciamente, si apprendeva l’arte del vivere , del cimentarsi in abilità senza sopruso , in creatività e inventiva senza superbia.

Ognuno esprimeva il proprio talento, la propria capacità e anche il meno dotato o il più debole, rimaneva pur sempre compagno di squadra e alla fine, vincitori e vinti condividevano la gioiosità del gioco che educava al rispetto del merito senza l’invidia che degenera in cattiveria.

Allora non c’era l’abbondanza dei giocattoli di oggi; solo presso le famiglie più abbienti circolava qualche bambola, una palla , un sonaglietto una piccola fisarmonica; i giocattoli si creavano con poche cose : una ruota di bicicletta rotta che si faceva girare guidata con una lunga stecca di metallo; sedie disposte in modo da fungere da trenini, trottole che giravano più o meno a lungo a seconda della abilità con cui venivano lanciate , giochini di grande abilità con i sassolini di varia grandezza , campi improvvisati di bocce di pietre, bambole di pezza che diventavano damigelle, recite all’aperto con le belle statuine.

Si costruivano fischietti con noccioli di albicocche, zufoli con canne bucate ad arte, suole di scarpe di pezza fatte con spaghi, fondi di bottiglie colorate che fungevano da gioielli etc. Il gioco del nascondino però, era il più divertente perché impegnava in fantasia , abilità a non farsi scoprire e velocità a raggiungere la meta e diventava sempre più affascinante ed attraente a mano a mano che iniziavano a scendere le prime ombre della sera. . Per non parlare del gioco della campana che impegnava intere mezze giornate e affascinava a tal punto che all’ora di pranzo o cena si veniva richiamati più volte prima di smettere il gioco.

La lista sarebbe lunghissima e quasi inverosimile da accettare oggi anche alle fantasie più sfrenate.
Per carità , nulla da obiettare alle mille conquiste, fatte nel tempo ,che hanno apportato benessere , civilizzazione, presa di coscienza dei propri diritti e non solo dei doveri, come allora, conquiste igieniche e sanitarie che hanno debellato malattie mortali o altamente debilitanti. Ciò nonostante, il mondo di oggi lo si potrebbe definire come una bellissima sfera di cristallo nel cui interno si possono intravedere infinite meraviglie abbaglianti in promesse che lasciano sognare come se si potesse volare senza ali e che facilmente trascinano in visioni illusorie che sopiscono ogni stimolo di conquista e presa di coscienza.

Così diventa facile pensare che tutto sia dovuto, che subito, dietro l’angolo, a pochi passi dal desiderio, ci siano montagne di ogni ben di Dio inesauribili, da consumare sfrenatamente, senza dettami o presa di coscienza, senza sapere invece che, dall’altra parte del nostro limitato orizzonte mentale, ci sono sconfinati deserti di umanità che urlano misericordia. Ma la cosa ancor più grave è che basterebbe un lievissimo movimento, come lo spostamento d’aria di una foglia d’autunno che cade, per frantumare la sfera in mille schegge di umanità sprovveduta di ogni capacità di ricucirsi per sopravvivere.

Elena Salvatore Ferrante

 

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