La nostra difficoltà a credere nella Provvidenza

Il primo ostacolo consiste nel fatto che, fino a quando non avremo sperimentato concretamente questa fedeltà di Dio che si prende cura di noi, avremo dei problemi a credere veramente e ad abbandonarci ad essa. Siamo delle teste dure, la parola di Dio non ci basta, vogliamo vedere almeno un po’ prima di credere !
Dobbiamo capire una cosa, non si tratta di sperimentare per poi credere; bisogna prima credere, fare atti di fede, e allora si sperimenterà. In altre parole, possiamo verificare questo sostegno di Dio soltanto nella misura in cui gli lasciamo lo spazio necessario in cui potersi manifestare.
Vorrei portate un esempio: fin quando una persona che deve saltare col paracadute non si sarà gettata nel vuoto,non potrà sentire le corde del paracadute che la sostengono. Bisogna prima fare il salto, solo in seguito ci si sentirà portati. Cosi è anche nella vita spirituale: “Dio dona nella misura che attendiamo da lui ” dice san Giovanni della Croce; come pure san Francesco di Sales: ” La misura della divina Provvidenza a nostro riguardo è la fiducia che riponiamo in essa “
Proprio questo è il vero problema. Molti non credono alla provvidenza perchè non ne hanno mai fatto l’esperienza, e non possono fare l’esperienza perchè non si decidono a fare il salto nel vuoto, il passo nella fede. Non lasciamo mai al Signore la possibilità d’intervenire: calcolano tutto, prevedono tutto, cercano di risolvere ogni cosa, contano esclusivamente su dei mezzi umani. I fondatori di ordini religiosi procedono con audacia in questo spirito di fede, acquistano case senza avere un soldo, accolgono poveri pur non avendo di che nutrirli. E Dio compie miracoli per essi: arrivano degli assegni, si riempiono i granai. Troppo spesso, però, qualche generazione più tardi si perde questa bella audacia: tutto è pianificato, contabilizzato, non si affronta una spesa senza la certezza di poterla sostenere con i mezzi a disposizione. Come potrà manifestarsi la Provvidenza ? non c’è spazio per lei!
Quanto diciamo è ugualmente valido sul piano spirituale. Se un sacerdote prepara tutti i sermoni e le conferenze, per essere sicuro di non venire mai preso alla sprovvista davanti al suo auditorio, e non ha mai l’audacia di lanciarsi nella predicazione col sostegno della preghiera e della confidenza in Dio, come potrà fare questa esperienza tanto bella dello Spirito Santo che parla per mezzo delle sue labbra ?
Ricordiamoci le parole del Vangelo. ” Non preoccupatevi di come o di cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire; non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. ” (Mt 10,19-20)

La paura della sofferenza

L’altro grande elemento che costituisce impedimento all’abbandono fiducioso a Dio, è la presenza della sofferenza nella nostra vita personale come nel mondo che ci circonda, di tutte queste sfortune che sembrano contraddire le parole del Vangelo su Dio Padre, che prende cura dei suoi figli. Dio permette delle sofferenze anche per coloro che si abbandonano a lui, lasciando che manchino di alcune cose, a volte in modo doloroso. In quale povertà ha vissuto la famiglia della piccola Bernadette di Lourdes!
Questo non smentisce la parola di Dio. Il Signore potrà certo lasciarci mancare in alcune cose – giudicate talvolta indispensabili agli occhi del mondo – ma non ci lascerà mai senza l’essenziale: la sua presenza, la sua grazia, e tutto ciò che necessita alla piena realizzazione della nostra vita secondo i suoi progetti su di noi. Se Egli permette delle sofferenze, la nostra forza risiede proprio nel credere come dice Teresa del Bambino Gesù, che Dio non permette delle sofferenze inutili. Nell’ambito della nostra vita personale, come in quello della storia del mondo, dobbiamo essere convinti che Dio è tanto buono e potente da utilizzare in nostro favore tutto il male, qualunque esso sia, e tutte le sofferenze, per assurde e inutili che possano sembrare. Di questo non possiamo avere alcuna certezza matematica o filosofica; possiamo solo fare un atto di fede. Proprio a questo atto di fede ci invita la proclamazione della risurrezione di Gesù, accolta come il segno della vittoria definitiva di Dio sul male.
Il male è un mistero, uno scandalo e lo rimarrà per sempre. Bisogna fare quanto possibile per eliminarlo ed alleviare la sofferenza che procura. Esso resta comunque sempre presente nella nostra vita. Il suo posto nell’economia della redenzione appartiene alla saggezza di Dio, che non è la saggezza degli uomini, ed avrà sempre in sé qualcosa di incomprensibile.
” Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie, oracolo del Signore. Quanto cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. ” (Is 55,8-9)
In alcuni momenti della sua vita il cristiano sarà invitato a credere a dispetto delle apparenze, a ” sperare contro ogni speranza ” ( RM 4,18): come Abramo, come Maria ai piedi della croce. Si verificano inevitabilmente delle circostanze in cui non possiamo comprendere il perché dell’agire di Dio. Siamo invitati allora a non disperare e a credere che non è la saggezza degli uomini ad intervenire, bensì la saggezza divina, misteriosa ed incomprensibile. E’ un bene non potere sempre capire tutto! Come sarebbe altrimenti possibile lasciare la saggezza di Dio libera di agire secondo i suoi disegni ? Come potrebbe esserci spazio per la fiducia ?
E’ vero che in molte circostanze non agiremmo proprio come Dio! Non avremmo certo scelto la follia della croce come mezzo di redenzione! Fortunatamente, però, è la saggezza di Dio – e non la nostra – a dirigere ogni cosa, poiché è infinitamente più potente e ricca d’amore e, soprattutto, più misericordiosa della nostra.
Se la saggezza di Dio supera ogni concetto umano, nel suo modo d’agire a nostro riguardo, dobbiamo convincerci che proprio in questa incomprensibilità si trova la garanzia che ciò che prepara , per coloro che sperano in essa, supera infinitamente in gloria e bellezza quanto possiamo immaginare e concepire. ” Sta scritto, infatti: quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d’ uomo, queste ha preparato Dio per color che lo amano ” ( 1 Cor 2,9)
La saggezza dell’uomo non può produrre che opere a misura d’uomo, solo la saggezza divina può realizzare cose divine. Ed è a grandezze divine che siamo predestinati. Ecco qual è la nostra forza di fronte al male: una fiducia di bimbo in Dio, nel suo amore e nella sua saggezza, la ferma certezza che ” Dio fa concorrere tutto al bene di coloro che lo amano ” ( Rm 8,28) e che ” le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi ” (Rm 8,18)

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