Per crescere nella fiducia: una preghiera da bambino

Come crescere e dimorare in questa totale fiducia in Dio ? Non sarà sufficiente poggiarci su speculazioni intellettuali e considerazioni teologiche: non reggeranno nel momento della prova. Ciò che ci sosterrà sarà uno sguardo di contemplazione su Gesù. Contemplare Gesù che dona la sua vita per noi; nutrirci di questo amore folle che egli manifesta per noi sulla croce: ecco quanto veramente ispira fiducia. Come potrebbe questa suprema prova d’amore – ” Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici ” (Gv 15,13) – instancabilmente contemplata con uno sguardo di fede, non fortificare poco a poco il nostro cuore, stabilendolo in modo cosi evidente ? Cosa mai possiamo temere da un Dio che ha manifestato il suo amore in modo cosi evidente ? Come potrebbe non stare per noi, non agire a nostro favore, questo Dio amico degli uomini ” che non ha risparmiato, il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi ? (Rm 8,32) E ” se Dio è per noi, chi sarà contro di noi ? (Rm 8,31)

Ecco l’assoluta necessità della contemplazione per crescere nella fiducia. Molte persone vivono nell’inquietudine proprio perché non sono contemplative, nel senso che non prendono del tempo per nutrire il proprio cuore e per restituire ad esso la pace attraverso uno sguardo di fede e di amore posato su Gesù.
Per resistere alla paura e all’abbattimento bisogna mediante un incontro personale con Dio nella preghiera, poter “gustare e vedere com’è buono il Signore ” ( Salmo 34). Le certezze che vengono ad abitare il nostro cuore, come frutto della fedeltà alla preghiera, sono di gran lunga più forti di quelle che derivano dalla più alta teologia.

Così come sono incessanti gli assalti del male, i pensieri di scoraggiamento e di sfiducia, incessante ed instancabile deve essere la nostra preghiera. Quante volte mi è capitato di recarmi a fare l’ora quotidiana di adorazione davanti al Santissimo Sacramento in uno stato di preoccupazione e scoraggiamento, e senza che nulla di particolare fosse successo, senza aver detto né avvertito cose speciali, di uscirne col cuore placato! La situazione era esteriormente sempre la stessa, i problemi ancora da risolvere, ma il cuore era cambiato e poteva affrontarli nella pace. Lo Spirito Santo aveva lavorato nel segreto.
Non insisteremo mai abbastanza, dunque, sulla necessità dell’adorazione silenziosa, vera fonte della pace interiore. Come abbandonarsi a Dio, e avere fiducia in Lui, se non lo conosciamo che da lontano, senza un incontro personale ? ” Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono ” (Gb 42,5) disse Giobbe, e cosi potrà dire ogni uomo che persevera nella preghiera. Il cuore non si risveglia alla fiducia se non risvegliandosi all’amore e noi abbiamo bisogno di avvertire la dolcezza e la tenerezza del cuore di Gesù. Questo si raggiunge solo con la pratica della preghiera contemplativa.

Impariamo ad abbandonarci, a riporre una fiducia totale in Dio nelle grandi come nelle piccole cose, con la semplicità dei bambini, con la certezza di trovare tutto in Lui. Dio, allora manifesterà la sua tenerezza, la sua lungimiranza, la sua fedeltà in modo a volte sconvolgente. Sebbene ci tratti in certi momenti con apparente rudezza, Egli ci riserva spesso delicatezze di cui solo un amore tanto tenero e puro come il suo può essere capace. Alla fine della sua vita san Giovanni della Croce, in cammino verso il convento dove si sarebbero consumati i suoi ultimi giorni, malato, esausto da non poterne più, sente forte il desiderio di mangiare asparagi, come faceva nella sua infanzia. Vicino alla pietra dove siede per riprendere fiato eccone un mazzo, miracolosamente deposto. Tra le tante prove che saremo chiamati ad affrontare, faremo anche l’esperienza di queste delicatezze dell’Amore. Non sono riservate solo ai santi, esse sono per tutti i poveri che credono veramente che Iddio è loro Padre. Saranno per noi un potente incoraggiamento all’abbandono, molto più efficace di tutti i ragionamenti.
E’ la via della felicità, poiché se lo lasciamo agire a modo suo, Dio sarà capace di renderci infinitamente più felici, perché ci conosce e ci ama molto più di quanto noi stessi ci conosciamo e amiamo.
San Giovanni della Croce esprime questa stessa verità in altri termini: ” Tutti i beni mi sono stati donati a partire dal momento in cui non li ho più cercati “. Se ci stacchiamo da ogni cosa rimettendola nelle mani del Signore, egli ci renderà molto di più: ” Il centuplo in questa vita ” (Mc 10,30)
Dio domanda tutto, ma non necessariamente prende tutto
A proposito di quanto considerato, è importante però sapere smascherare un’ astuzia frequente del demonio per infastidirci e scoraggiarci. Di fronte a certi beni di cui disponiamo ( un bene materiale, un attività che amiamo, ecc ) il demonio, per impedire che ci abbandoniamo a Dio, ci fa immaginare che, se gli rimettiamo tutto, Dio effettivamente prenderà tutto e divorerà ogni cosa nella nostra vita !.
Questo suscita in noi un terrore che ci paralizza completamente; ma non bisogna lasciarsi prendere in trappola. Molto spesso il Signore ci chiede soltanto un atteggiamento di distacco a livello del cuore.
Ci chiede di essere disposti a donargli tutto, ma non toglie necessariamente tutto. Ci lascia il pacifico possesso di molte cose, quando esse non siano cattive di per se stesse e possano essere utili ai suoi disegni, arrivando anche a rassicurarci di fronte agli scrupoli che potremmo avere, a volte perché godiamo di certi beni o certe gioie umane. (continua)

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