Pazienza verso il prossimo

Impariamo a restare calmi anche quando gli altri agiscono in modo che a noi sembra scorretto o ingiusto. Facciamo tutto quanto è nelle nostre possibilità per aiutarli, perfino riprenderli o correggerli, in funzione delle eventuali responsabilità che dobbiamo assumerci a loro riguardo, ma che tutto sia fatto nella dolcezza e nella pace.
Laddove siamo impotenti, restiamo tranquilli e lasciamo agire Dio. Quante persone perdono la pace perché pretendono di cambiare a tutti i costi quelli che li circondano. Il Signore ci domanda invece di sopportare con pazienza i difetti del nostro prossimo.
Riflettiamo: se il Signore non ha ancora trasformato questa persona, se non le ha ancora tolto questa o quella imperfezione, vuol dire che la sopporta qual è . Egli attende pazientemente il momento opportuno, quindi anch’io devo fare come Lui.
Devo pregare e pazientare. Perché essere esigente e più pressante di Dio ? ” Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore.
Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. ” ( Gc 5,7)
L’esercizio della pazienza è tanto importante, perché opera in noi una purificazione assolutamente indispensabile. Crediamo di volere il bene degli altri o il nostro personale, ma questo volere è spesso frammisto ad una grande ricerca nascosta di noi stessi, di amor proprio, di attaccamento alle convinzioni personali, ristrette e limitate e che vorremmo imporre agli altri e talvolta anche a Dio. Dobbiamo liberarci a tutti i costi di questa ristrettezza di cuore e di giudizio, perché il bene che si realizza non sia quello che noi immaginiamo e concepiamo, ma quello che corrisponde ai disegni di Dio, tanto più vasti e belli.

Pazienza verso i nostri errori

Quand’anche una persona avesse fatto un certo cammino nella vita spirituale, desiderasse veramente amare il Signore con tutto il cuore, avesse imparato ad avere fiducia e ad abbandonarsi nelle sue mani in mezzo alle difficoltà, le resterebbe, tuttavia, ancora una circostanza in cui potrebbe spesso rischiare di perdere la pace, la quale viene molto spesso usata dal demonio per scoraggiarla e turbarla.
Si tratta della visione della propria miseria, dell’esperienza dei propri errori, delle cadute che potrebbe ancora fare in tale o tal altro ambito, malgrado la sua buona volontà.
Anche in questo caso è importante rendersi conto che la tristezza, lo scoraggiamento e l’inquietudine che proviamo, dopo avere commesso una colpa, non sono buoni sentimenti e che dobbiamo fare di tutto per dimorare nella pace.
Ecco il principio fondamentale che deve guidarci nell’esperienza quotidiana delle nostre miserie e delle nostre cadute: non si tratta tanto di compiere sforzi sovraumani per eliminare totalmente le nostre imperfezioni ed i nostri peccati ( la qual cosa è comunque fuori dalla nostra portata ) quanto di sapere ritrovare al più presto la pace quando ci capita di macchiarci di una colpa o quando siamo turbati dall’esperienza delle nostre imperfezioni, evitando tristezza e scoraggiamento.
Non è lassismo, né rassegnazione alla mediocrità, al contrario, si tratta di un modo per santificarci più rapidamente.
Dio agisce nella pace dell’anima. Non è grazie alle nostre forze che riusciremo a liberarci dal peccato, solo la grazia di Dio ne verrà a capo.
Piuttosto che prendercela con noi stessi, sarebbe più efficace ritrovare la pace per lasciar modo a Dio di agire. Un tale atteggiamento fa più piacere al Signore.
Cosa rende contento il Signore ? Quando dopo una caduta ci si tormenta e ci si scoraggia ? O quando si reagisce dicendo : ” Signore, ti chiedo perdono, ho peccato ancora: ecco cosa sono capace di fare, lasciato a me stesso. Ma mi abbandono fiducioso nella tua misericordia. Ti ringrazio di non avere permesso che peccassi ancora più gravemente. Ho fiducia in te: so che un giorno mi guarirai completamente. Nell’attesa ti chiedo che l’esperienza della mia miseria mi porti ad essere più umile, più dolce verso gli altri, più consapevole che nulla posso da solo, ma che devo sperare solo nel tuo amore e nella tua infinita misericordia.
Il turbamento, la tristezza, lo scoraggiamento che proviamo in seguito a insuccessi o colpe, raramente sono sentimenti puri che scaturiscono da un sincero dolore di avere offeso Dio. Essi si mescolano ad una buona parte di orgoglio. Siamo tristi scoraggiati, non tanto perché Dio è stato offeso, ma perché l’immagine ideale che abbiamo di noi è venuta brutalmente a crollare. Il nostro dolore è proprio quello dell’orgoglio ferito.
Questa sensazione dolorosa è un segno che rivela che abbiamo riposto fiducia esclusivamente in noi stessi, nelle nostre forze e non in Dio.

(continua)