Vieni con me

Secondo me la canzone del video mi ha fatto pensare un po’  al vangelo di oggi e condivido alcuni stralci dell’omelia di p. Ermes Ronchi. Un saluto da Lucetta 

“Un padrone esce all’alba in cerca di lavoratori, e lo farà per ben cinque volte, fino quasi al tramonto, pressato da un motivo che non è il lavoro, tantomeno la sua incapacità di calcolare le braccia necessarie. C’è dell’altro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? Il padrone si interessa e si prende cura di quegli uomini, più ancora che della sua vigna. Qui seduti, senza far niente: il lavoro è la dignità dell’uomo. Un Signore che si leva contro la cultura dello scarto!

E poi, il cuore della parabola: il momento della paga. Primo gesto contromano: cominciare dagli ultimi, che hanno lavorato un’ora soltanto. Secondo gesto contro logica: pagare un’ora soltanto di lavoro quanto una giornata di dodici ore.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù: un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, vuole dare ad ognuno quello che è necessario a mantenere la famiglia quel giorno, il pane quotidiano.
Il nostro Dio è differente, non è un padrone che fa di conto e dà a ciascuno il suo, ma un signore che dà a ciascuno il meglio, che estende a tutti il miglior dei contratti. Un Dio la cui prima legge è che l’uomo viva. Non è ingiusto verso i primi, è generoso verso gli ultimi. Dio non paga, dona…….

E crea una vertigine dentro il nostro modo mercantile di concepire la vita: mette l’uomo prima del mercato, il mio bisogno prima dei miei meriti.
Quale vantaggio c’è, allora, a essere operai della prima ora? Solo un supplemento di fatica? Il vantaggio è quello di aver dato di più alla vita, di aver fatto fruttificare di più la terra, di aver reso più bella la vigna del mondo.

Ti dispiace che io sia buono? No, Signore, non mi dispiace che Tu sia buono, perché sono io l’ultimo bracciante. Non mi dispiace, perché so che verrai a cercarmi ancora, anche quando si sarà fatto molto tardi…….
(Ermes Ronchi)

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Rubrica “Segni dei tempi”: Sappiamo costruire solo bombe atomiche? 

Grazie Luca. Condivido il post con coloro che seguono il mio blog.

Roma, 5 settembre 2017

Bombe atomiche o no, la guerra sembra parte di noi, in tutti i tempi, in tutti i secoli.

Le prove di forza affascinano gli uomini, perché non fanno pensare alle fragilità. Noi siamo fragili, ma abbiamo bisogno di raccontarci la favoletta della nostra onnipotenza.

Non a caso, in Corea, a quanto riferiscono i media, il programma atomico risulta essere un espediente per riottenere i consensi già persi di un assetto politico.

Il sogno di essere forti, il sogno di un mondo asservito alla regola del più forte, di chi conta.

Questo purtroppo non è sogno, ma è realtà.

Viviamo queste dinamiche in modo talvolta subdolo, tuttavia le viviamo…Nelle piccole vite quotidiane e nelle grandi contingenze politiche.

“Dobbiamo” essere forti, convincenti, grintosi… Insomma, “dobbiamo” sempre stare sul pezzo, al massimo delle nostre potenzialità.

Non importa se stiamo istericamente suonando il clacson o sganciando qualche missile atomico: bisogna…

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ah, ma le Crociate…

La notte è silenziosa...

Barcellona…oggi pomeriggio ennesimo attacco alla nostra civiltà occidentale,
fondata sui valori cristiani, ormai avversati e combattuti dagli stessi europei…
come non potevano prendere il sopravvento i musulmani, l’Islam…
una guerra che dura da secoli…da 14 secoli…
chi legge la storia, non solo sui libri di testo scolastici, lo sa…lo capisce…
che ci piaccia o no, che siate religiosi, credenti, non credenti, laici, laicisti, atei…
come meglio vi piaccia catalogarvi, sappiate che la vostra storia inizia da lì…
due stirpi…una benedetta e una maledetta…che vi piaccia o no, da secoli in guerra…
ma la guerra violenta, di conquista, cattiva non è quella della Chiesa cattolica…
no, è quella dell’Islam…o capiamo questo o saremo conquistati…
Le crociate della Chiesa furono guerre per difendere i popoli cristiani,
per difendere i confini dell’Europa che oggi vediamo crollare giorno dopo giorno…
vediamo crollare sotto ideologie nichiliste, relativiste…
l’uomo senza Dio, senza credere nel mistero della…

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Accadde a Mezzagosto

Elena mi scrive ed io pubblico per non dimenticare Dominick di cui domani ricorre l’anniversario del suo ritorno alla casa del Padre. Di lui avete già sentito parlare su questo blog. Buona festa dell’Assunta amici cari. Lucetta

“Cara Lucia , solo per non dimenticare. Un caro abbraccio.”

Accadde a Mezzagosto

 

E fu già tramonto

Grappoli di stelle
scesero sulla rena
già calda di dolore
e lacrime pentite
sparse l’onda sull’ala
spezzata del dormiente.

E fu già tramonto
il volger del mattino
a mezzogiorno.

Palpito di vetta
e abisso di sventura
s’inarcarono
nel sol calante
camelie bianche nelle mani
in canto di preghiera.

Nel ciel di ogni aurora
vive il giusto
il sonno più profondo
il suo respiro
armonia di luce
nei campi dell’Eterno.

La mamma di Dominick

(Elena Salvatore Ferrante)

EDITH STEIN

 

 

“L’essenziale è solo che ogni giorno si trovi anzitutto un angolo tranquillo in cui avere…..un contatto con Dio, come se non ci fosse nient’altro al mondo….” Edith Stein

Oggi ricorre l’anniversario del ritorno alla casa del Padre di Edith Stein. Mi piace ricordare la sua figura di filosofa, carmelitana, con alcune delle sue frasi che dimostrano quanto amasse la VERITA’. Un saluto a coloro che passano. Lucetta

Chiamiamola semplicemente vita.

Betania's Bar

Elliott Erwitt: “Cracked glass with Boy”

Rilanciamo qui un bell’articolo pubblicato sul numero di luglio di Cittànuova che ci parla con arguta semplicità dei nostri insuccessi e sul modo più umano di considerarli: “è la vita”. Grazie alla brava ELENA GRANATA.

La vita alle volte ci mette al tappeto. Sferra un tale colpo che siamo tentati di non rialzarci più. Alziamo il braccio in segno di resa. Cos’altro ci può ancora capitare?

Può essere la perdita improvvisa del proprio lavoro, un amore finito troppo presto, un insuccesso scolastico, la vana ricerca di un lavoro, trovarsi a ricominciare tutto da capo.

Allora l’impotenza ci prende alla gola e ci paralizza. Il mondo intorno a noi non ci aiuta: che penseranno gli altri di noi? Il giudizio ci pesa come un macigno.

Ci affrettiamo a nascondere ogni debolezza. Un figlio che va male a scuola diventa un problema familiare intorno a cui fare calare…

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La compassione

Oggi ho avuto la possibilità di collegarmi anche dalle terme e quindi vi lascio un saluto con questo post del Betania’s Bar che è stata per me un’iniezione di incoraggiamento a continuare nel lavoro di sradicamento dell’egoismo.

Betania's Bar

William Adolphe Bouguereau – Compassion (1897)

Quello che succede nella vita … drammi, fatiche, gioie, soddisfazioni… ti aiutano a capire ogni volta qualcosa in più di te stesso, ad andare sempre più in profondità del tuo essere.

E se riesci a vivere fino in fondo queste esperienze, se riesci, magari anche con l’aiuto di qualcuno, a digerirle e a metabolizzarle, ti accorgi ad un certo punto che la vita ti ha fatto un dono enorme: la compassione!

Mi sono resa conto però che non sempre può risultare un dono gradito … a volte diventa un peso enorme da portare sulle spalle quando il dolore che leggi negli occhi dell’altro arriva a stritolarti le carni, a farti mancare persino il respiro e allora rinunceresti volentieri a questo regalo inatteso e non voluto … poi capisci quanto sei fortunato perchè il sentire l’altro ti porta inevitabilmente e più facilmente a dimenticare te…

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