Invecchiare……

Ho ricevuto questo scritto da un’amica (forse l’ha trovato in internet) e lo condivido con voi. Personalmente mi trovo proprio nell’età giusta ma sono consigli che si possono seguire SOLO se si è in buona salute.  Anche la vecchiaia ha i suoi lati positivi se sappiamo accettarla “con garbo” senza drammatizzare. Da parte mia ci sto provando. Lucetta

I miei amici d’infanzia

Emozioni: idee del cuore


Avevamo cartelle bellissime. Tutte uguali. Cambiava, talvolta, solo il colore. La mia era rossa. Non pesava da spaccarti la schiena in due. Avevo solo un’insegnante. Che mi faceva appassionare alle materie con la bocca aperta. Ogni sua lode era come una carezza tra i capelli. Tre quaderni. Un astuccio. Pochi libri. Ma dentro tanta curiosità. Ognuno portava tanto rispetto( quando la maestra, entrava in classe, ci si alzava in piedi ), educazione, umiltà e voglia d’imparare. Andavamo a scuola a piedi. Tutti col grembiule. Nonostante abitassi a Milano, non avevo paura. Eravamo sempre in compagnia.


Quando, durante le varie uscite scolastiche, esploravamo il mondo esterno, sembravamo un millepiedi, senza capo ne coda. Non c’erano vigili per attraversare. Gli autisti, si fermavano, senza pigiare in continuazione il clacson. Anzi, ci salutavano divertiti. Spesso, noi, correndo l’uno appiccicato all’altro, per non uscire dalla fila, ridevamo a crepapelle, col fiatone.

Quando andavo a…

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A mia madre

Per la festa della mamma vi dono una poesia dell’amica Elena che ringrazio infinitamente. Lucetta

 

A MIA MADRE

Le tue mani
madre
laboriosi gesti
pazienti e tenaci
a consumare
con scarne parole
la luce del giorno
nel suo lento inarcarsi
nel grembo della sera.

Le tue mani
virtuose fantasie di
ricami e merletti
sapore profumato
di pane quotidiano
fili di vita
sapienti e premurosi
nel candore della mia fanciullezza.

Le tue mani
madre
sospiri e preghiere
nel silenzio profondo
della tua solitudine antica
tenero intreccio con le mie
piccine e insicure
sul tuo morbido petto
il mio sonno tranquillo
a lenirti lontane ferite
per promesse tradite.

S’intrecciano ancora
madre
le mie mani rugose e dolenti
col prezioso ricordo
per gocce di linfa
sui giorni stentati
del mio curvo cammino.

A mia madre Nicoletta , donna di tempra eccezionale e di dolcezza incantevole che mi ha cresciuta, nell’insegnamento della saggezza antica e nello stupore di ogni nuova alba.

Elena Salvatore Ferrante

Per incanto e per amore

L’amico Marghian mi ha fatto ascoltare questa canzone di cui non conoscevo l’esistenza. E’ una preghiera ed ho pensato di farne un post. Lucetta

Fa’ che il tempo di un uomo non sia
un istante e poi via
che non lascia mai niente di sé
nella storia di tutta la povera gente
e che un timido abbraccio non sia
solo un frutto di inverno
ma un seme d’eterno
fa’ che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il senso di un uomo non sia
la paura di amare o la scia
di una barca legata
che non prende il mare
e che questa già vecchia ribelle speranza non sia
più l’assurda distanza
tra gli occhi e le stelle
fa’ che sia così come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il viaggio di un uomo non sia
la bugia di una meta
ma la verità della strada
che è lunga e segreta
e che un pugno di riso non sia
solo un altro abbandono
ma almeno la via di un sorriso e un perdono
fa’ che sia così
per incanto e per amore

fa’ che il cielo dì un uomo non sia
questa notte infinita
ma un’alba di vita
su tutta la terra
e che l’ultima guerra è finita
in un mondo con meno ingiustizia
capace di un gesto di pace e amicizia
fa’ che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore

fa’ che il tuo prossimo sia
non soltanto chi ti è accanto
ma anche il prossimo che verrà qui
per incanto fa’ che sia così
per amore fa’ che sia così

La domenica di Tommaso (condivisione)

OMELIA – 2^ Domenica di Pasqua – 23 aprile 2017 – anno A

 

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore…….Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Giovanni 20, 19-31

 

Tutti gli anni la liturgia ci ripropone questo brano di Giovanni.

Possiamo chiamarla la domenica di Tommaso.

Spesso ci è stato presentato Tommaso come una figura da biasimare. Uno che dubita. Uno che pretende di spiegare. Uno che ha poca fede.

Giovanni invece ci presenta Tommaso come l’esempio di un cammino di ricerca di una fede adulta.

Tommaso non accetta una fede ingenua, credulona, mediocre.

Non accetta di credere per delega.

Per Tommaso prima di tutto viene la sua coscienza. Una coscienza che cerca sempre di coniugare le nostre esigenze interiori, impregnate di mistero e di irrazionale, con le pretese della ragione che vuole spiegare tutto.

Tommaso rappresenta ognuno di noi.

Tommaso ci ricorda che credere non è semplice, non è facile.

 

“Vorrei imparare a credere” diceva il giovane Bonhoeffer.

Quello del credere è un cammino fatto di crisi, di dubbi, di entusiasmi, di delusioni.

Tommaso è una persona “normale”, pienamente “umana”, con i suoi difetti e le sue esigenze. Rappresenta la nostra fatica di credere.

Anche noi come Tommaso sentiamo il bisogno di vedere, di toccaresiamo pieni di dubbi, di domande. Desideriamo conoscere. Vogliamo risposte chiare.

Tommaso fa fatica a “fidarsi” di quello che gli hanno riferito i suoi compagni.

Vedere è abbastanza facile. “Fidarsi” non sempre ci riusciamo.

 

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Questa beatitudine è per tutti noi.

Noi , oggi, siamo coloro che cerchiamo di “credere” anche se non abbiamo visto.

E proprio per questo Gesù dice a noi: “Beati…felici…..fortunati…”.

Beati perché? Perché credere ti aiuta a vivere.

«Questo è stato scritto perché crediate in Gesù e credendo abbiate la vita!»

Secondo gli studiosi, queste parole sono quelle che chiudono il Vangelo di Giovanni.

Quante volte ci siamo chiesti: perché Gesù si è fatto uomo?

Ecco la risposta di Giovanni: per insegnarci a vivere.

Il “credere” non ci rende la vita più facile o più comoda.

La fede non spiega il mistero del male, del dolore, della morte.

Tuttavia la fede ti aiuta ad entrare nel mistero della vita. Ti aiuta ad affrontare le domande difficili della vita. Chi sono? Che ci sto a fare qui? Qual è il senso della mia vita?

Siamo tutti coscienti e lo sperimentiamo tutti i giorni che credere non è semplice, non è facile. Ma a credere si impara.

Il percorso della fede è un percorso lungo e difficile.

Anche noi come Tommaso abbiamo bisogno di essere aiutati a credere.

Il brano di Giovanni sottolinea un fatto molto importante.

Non si crede da soli, si crede insieme. Il cammino di ricerca si fa in comunità.

Come si comporta infatti Tommaso?

Ha tanti dubbi, tante domande. La pensa diversamente dagli altri. Tuttavia non se ne va. Ha il coraggio di confrontarsi. Esprime chiaramente a tutti le sue domande.

E nessuno della comunità lo caccia via perché la pensa diversamente.

Che esempio meraviglioso anche per noi.

Qualche volta quando non condividiamo le idee del gruppo siamo tentati di andarcene.

Oppure quando qualcuno esprime delle sue opinioni e critica certe scelte, spesso siamo tentati di escluderli, di emarginarli.

La comunità invece dovrebbe diventare il luogo del confronto, dall’accoglienza, del rispetto, dell’aiuto reciproco.

E’ lo stesso Gesù che ci insegna la pedagogia della pazienza, del saper aspettare.

Gesù è attento e capisce i dubbi, la fatica e la debolezza di Tommaso e lo aiuta a crescere. Lo corregge e gli indica una strada diversa.

Spesso nel Vangelo i discepoli dimostrano di non aver capito.

Gesù è esigente, ma sa rispettare i tempi di crescita.

Gesù offre sempre ad ognuno la possibilità di rimediare, di riprendersi, di ri-orientare la propria vita.

Non sbarra mai la porta, ma dà fiducia. Riapre le “porte chiuse”.

Quante volte anche noi abbiamo perso la strada, ci sentiamo fragili, ci sentiamo stanchi, lontani da Dio, siamo pieni di paure.

E’ bello riscoprire un Dio che ogni volta che sbaglio, non è lì pronto a giudicarmi, ma sempre disposto ad aiutarmi ad offrirmi la sua mano.

Come si conclude il confronto tra Gesù e Tommaso?

«Mio Signore e mio Dio!»

Tommaso è l’innamorato che non si rassegna, che resiste, che ha il coraggio di dire quello che pensa. Ma alla fine è anche quello che sa inginocchiarsi e riconosce il bisogno di lasciarsi abbracciare, di lasciarsi avvolgere dalla tenerezza di Dio.

donmarcodonroberto
(Chiesa di San Nicolò -Verona)

 

Storie di mamme

Cara Anna ti aiuto a diffondere la storia di Stella che ho apprezzato tantissimo. Sapere che esistono persone così aiuta in tutti i sensi. Grazie ad entrambe.

Piovono miracoli

Qualche giorno fa mi ha scritto una mamma. Mi ha raccontato di essersi imbattuta per caso nel nostro blog e di aver conosciuto la storia di Filippo, e poi mi ha raccontato la sua.

Mi ha detto di aver scritto un libro che la racconta, e poiché è una storia di Fede, di conversione e di Grazia, le ho chiesto di scrivere qualcosa da pubblicare sul nostro blog.

Il libro che ha scritto non ha trovato una casa editrice che credesse in lui, ma io, che me lo sono fatto mandare e che l’ho letto tutto d’un fiato, l’ho trovato commovente, quindi ho deciso di dargli spazio almeno qui, nella nostra casetta virtuale, perché penso, come la sua autrice, che sia un libro che può dare speranza, e che, a parte i dettagli della difficoltà in cui si è trovata lei, e ci troviamo noi, giornalmente, racconta la storia di…

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E’ risorto!!!!

Non fermiamoci al venerdì santo, guardiamo alla RESURREZIONE e dimostriamolo vivendo con serenità anche in mezzo alle contrarietà.!!!!!

BUONA PASQUA A TUTTI. Lucetta

Noi annunciamo la Resurrezione di Cristo
quando la Sua luce
rischiara i momenti bui della nostra esistenza,
quando sappiamo sorridere con chi sorride
e piangere con chi piange,
quando raccontiamo la nostra esperienza di fede
a chi è alla ricerca del senso della felicità.
Lì, con la nostra testimonianza, la nostra vita,
diciamo Cristo è risorto, con tutta l’anima.
 
È curioso, la Liturgia considera l’intera ottava
come un unico giorno
per aiutarci a entrare nel mistero,
perché la Sua grazia s’imprima
nel nostro cuore e nella nostra vita.
 
(Papa Francesco – Lunedì dell’Angelo – “Regina Coeli” 2015)